Un sistema nel caos che stritola gli innocenti

Siamo, ormai, al paradosso sistematico. Da un lato, il magistrato che aveva messo in libertà l’assassino della prima fidanzata, si giustifica con i genitori dell’ultima vittima affermando, in sostanza, che si è obbligati a scarcerare anche questo tipo di individui dalla legislazione ipergarantista. Dall’altro, ci sono magistrati che possono tenere in galera professionisti ed esponenti politici anche per anni, prima ancora che il processo abbia inizio, quando si è in presenza di un rapporto, anche se solo ipotetico, di «intraneità» tra mafia e colletti bianchi o - meglio ancora - tra mafia e politica. Bastano indizi e ricostruzioni apodittiche. Intraneità fra mafia e politica, dicevamo. È perfino superfluo precisare che, nella stragrande maggioranza, il processo si conclude con l’assoluzione. Ed è altrettanto superfluo ricordare che, nel frattempo, quegli uomini hanno sopportato la durezza del carcere, la gogna mediatica, ogni tipo di mortificazione psicofisica. La domanda allora è: l’Italia è un Paese garantista o giustizialista? O, forse, il nostro ordinamento è, ormai, talmente confuso e sedimentato da rappresentare un campo dove tutto è affidato all’interpretazione estemporanea di questo o di quell’altro magistrato? Il risultato: escono dal carcere assassini conclamati e vi rimangono persone che, sia pure dopo anni, vengono riconosciute innocenti.
Il problema mette in crisi la nostra civiltà giuridica. Riprendiamo il caso di Giovanni Mercadante, deputato regionale siciliano, in carcere da quattordici mesi perché considerato «intraneo» a Cosa Nostra, praticamente in ragione della sua parentela con un boss locale. A partire da questa pregiudiziale parentela, ogni atto della sua vita privata, delle sue attività di primario ospedaliero e di uomo politico sono state sottoposte al vaglio degli inquirenti; ogni inevitabile e casuale rapporto con persone sospettabili è diventato «grave indizio»; ogni presa di posizione è stata valutata in funzione del pregiudizio iniziale. È giusto riconoscere la sensibilità dimostrata dal Tribunale di Palermo che, accertatene ufficialmente le gravi condizioni di salute, ha deciso che Mercadante venisse trasferito agli arresti ospedalieri. A Roma, però. E pur se in forma molto più lieve, sempre di detenzione si tratta.
La Corte Suprema si è già pronunziata contro il suo arresto otto mesi or sono, pur rinviando la decisione sulla sua scarcerazione al Tribunale della Libertà di Palermo. In presenza di tutto quanto esposto, il Tribunale della Libertà continua a ritenere Mercadante soggetto intraneo. Esempio tipico che evidenzia la schizofrenia di un sistema giudiziario in balia delle sue contraddizioni. Senza contare quello che costa ai contribuenti. La riformetta Mastella non basterà di certo a mettere le cose a posto. Sono convinta che l’argomento principale del dopo-Prodi sia proprio quello di un grande ripensamento del funzionamento del nostro sistema giudiziario. Da un lato troppe vittime innocenti ed una magistratura invadente oltre ogni limite che un sistema democratico può consentire; dall’altro, troppo disinteresse rispetto a tutti i casi giudiziari che non fanno guadagnare audience; nel mezzo la Magistratura onesta e laboriosa, destinata a sopportare la confusione e l’incertezza del Diritto.
L’Italia merita una «Giustizia giusta» e non il paradosso e la contraddizione.
*Parlamentare e membro della Segreteria politica di Forza Italia