«Sistema rafforzato dai casi Bnl e Antonveneta»

Fazio conferma la neutralità di Via Nazionale: «Decideranno gli azionisti e il mercato»

da Roma

Gli esiti delle scalate a Bnl e Antonveneta saranno decisi «dagli azionisti e dal mercato». Martedì la Banca d’Italia ha dato il via libera all’Opa su Antonveneta da parte della Popolare italiana. E ieri il governatore Antonio Fazio ha assicurato che via Nazionale rimarrà un arbitro imparziale nelle prossime tappe del risiko bancario scatenato dalle offerte del Bbva sulla Bnl e della AbnAmro su Antonveneta. «Seguiamo gli sviluppi, nel puntuale rispetto della legge e delle norme di vigilanza, avendo presenti gli interessi generali e dando conto nelle competenti sedi delle necessarie procedure. Dalle operazioni discenderà comunque un ulteriore significativo rafforzamento del nostro sistema bancario», ha detto Fazio parlando all’assemblea dell’Abi.
Gli interventi all’assise dei banchieri più che sulla guerra per il controllo dei gruppi italiani si sono concentrati sul ruolo degli istituti di credito nel rilancio dell’economia. Il ministro dell’Economia Domenico Siniscalco ha detto che in Italia non esiste più quella «foresta pietrificata» evocata da Giuliano Amato negli anni Novanta e che, semmai, le «banche sono una leva potente per la crescita» alle quali «è lecito chiedere di più». Quello del ministro non è un riferimento alle resistenze dei banchieri alla riforma del Tfr. Siniscalco considera il potenziamento della previdenza complementare «importante per il rafforzamento del mercato dei capitali» e vorrebbe che il provvedimento fosse approvato «prima della fine dell’anno», ma anche il ministro del Welfare Roberto Maroni - ha rivelato ieri il presidente di Confcommercio Sergio Billè - ormai parla di una «pausa di riflessione». Le banche, secondo Siniscalco, dovrebbero appoggiare la ripresa perché «se l’Italia non torna a crescere in termini reali, neppure i successi delle banche saranno reali».
Un appello raccolto dal presidente dell’Abi Maurizio Sella che ha puntato il suo intervento dimostrando che gli istituti di credito non agiscono in un mercato protetto. «Non temiamo la concorrenza delle altre imprese bancarie europee: non chiediamo barriere protettive», ha assicurato, sottolineando come negli ultimi dieci anni ci sia stata «una vera e propria rivoluzione organizzativa» del sistema che ha portato le banche «sugli standard internazionali». La prova è la «significativa» presenza straniera nel capitale degli istituti italiani: per quanto riguarda i primi quattro gruppi è del 16 per cento, contro il 7 per cento della Germania, il 3 della Francia e il 2,6 per cento della Spagna.
Anche Fazio ha dato conto del processo di ristrutturazione della banche italiane: «Il valore delle aggregazioni tra il 1996 e il 2004 è stato pari al 27 per cento di quello registrato nell’area dell'euro a fronte di un peso del nostro sistema del 14 per cento». Per il governatore le banche hanno fatto il loro dovere anche nei confronti di famiglie e imprese: «Al Sud il credito complessivo è aumentato dell’8,5 per cento, due punti in più della media nazionale», ha osservato il governatore di Bankitalia. Ma per Fazio si può fare di più sul fronte dei costi: «Sono necessarie e debbono diffondersi iniziative per il contenimento dei costi dei servizi e della misura delle commissioni».