Sistema in rosso per 2,6 miliardi Ma avanzano i fondi esteri

Ancora un mese in rosso per l’industria del risparmio gestito, che a novembre ha chiuso con 2,581 miliardi di euro di riscatti che si sommano alle frenate di ottobre (-1,266 miliardi) e di settembre (-1,74 miliardi). Per trovare un dato positivo bisogna invece risalire ad agosto, quando la raccolta aveva superato quota 4 miliardi. È quanto emerge dalle anticipazioni fornite da Assogestioni, l’associazione del settore, secondo cui gli asset complessivi dell’industria dei fondi è oggi pari a 450,587 miliardi (erano 453,9 miliardi in ottobre). Dall’inizio dell’anno, la raccolta si mantiene comunque positiva per 4,242 miliardi.
A novembre sono stati i fondi di diritto estero ad ottenere il favore dei risparmiatori che hanno versato nelle casse dei prodotti cosiddetti «round-trip» e «cross-border» un totale di 662 milioni di euro.
Quanto alle singole categorie di investimento, a novembre hanno retto gli azionari, che hanno totalizzato una raccolta di 263 milioni (da 704 milioni di ottobre) spingendo il patrimonio oltre la soglia dei 101 miliardi (22,5% degli asset del settore). Segno positivo poi per gli strumenti bilanciati, che hanno registrato una raccolta di 116 milioni (dai 250 milioni di ottobre).
Male invece i fondi obbligazionari, che sono passati in negativo per 498 milioni (+278 milioni in ottobre), con un patrimonio di 188 miliardi (pari al 41,8% degli asset del settore). Prosegue la sfiducia dei risparmiatori verso i fondi di liquidità, che hanno accusato un saldo negativo pari a 1,9 miliardi dopo il rosso da 2,040 miliardi di ottobre.
Bilancio negativo anche per gli hedge (meno133 milioni dopo i meno 225 milioni a ottobre) e i flessibili: meno 402 milioni (meno 233 milioni a ottobre). Nella ripartizione per domicilio, i fondi di diritto italiano hanno accusato altri deflussi per 3,243 miliardi (meno 2,489 miliardi in ottobre), mentre si conferma il favore dei risparmiatori per i fondi di diritto estero: gli afflussi sono stati pari a 662 milioni (1,224 miliardi a ottobre). Alla fine di novembre il 77,6% del patrimonio era nelle mani dei gruppi italiani, mentre il restante 22,4% faceva capo agli esteri.