La «sistemazione» del giardino Lombroso di Verona

Caro Granzotto, lo scorso 22 gennaio mi hai lanciato un appello a mezzo stampa, sul tuo giornale, lamentando che l’intervento di «riqualificazione» sui giardini Lombroso di Verona, da parte del Comune, fosse sinonimo di «scempio» più che di manutenzione. Ho chiesto subito alla competente Sovrintendenza di controllare lo stato delle cose. Per evitare inutili giri di corrispondenza ti allego la risposta. Come vedi, cerchiamo di essere solerti: il paesaggio, incluso il paesaggio urbano, mi sta a cuore quanto i monumenti. Spero che l’istruttoria compiuta sia di qualche soddisfazione per te e per la preoccupata lettrice.
Francesco Rutelli
Ministro per i Beni e Attività Culturali
Roma
Non ho mai dubitato della sua solerzia, caro Ministro (scusa il lei, ma mi riesce difficile tutoyer un Segretario di Stato), né del suo impegno in difesa del tenacemente minacciato paesaggio urbano. E grazie, grazie per l’interessamento e per questa sua cortese lettera. Lo ammetto: ho forse esagerato parlando di scempio quando trattasi di semplice manutenzione. Ma se è così, se si trattava solo di mantenerlo in efficienza e in buono stato, perché il Comune di Verona ha definito quello per il giardino Lombroso «Progetto di manutenzione straordinaria per la riqualificazione e valorizzazione»? Nella nota che le ha fatto pervenire la Sovrintendente ad interim Sabina Ferrari e che gentilmente mi ha trasmesso in copia, si parla del taglio di alberi «non recuperabili». In origine erano 38. Poi, grazie alla santa furia della lettrice Lucia Cametti, si sono ridotti a 22. Sedici dunque si sono salvati, e fra questi due splendidi cedri del Libano. Chissà, tiro a indovinare, caro Ministro, se a un secondo esame anche qualcun’altra fra le restanti piante avrebbe potuto esser graziata. Sofferenti lo sono (per cattiva manutenzione?) ma non, forse, al punto d’essere destinate a legna per il camino. I viottoli. La Sovrintendente ad interim accenna alla loro «sistemazione». Diciamo pure cementificazione, così ci intendiamo meglio. Cementificare quello principale è una necessità per favorire il transito dei disabili. Ma i minori, quelli periferici, non potrebbero restare come sono sempre stati, in terra battuta? Anche per l’«arredo» la dottoressa Ferrari ricorre al termine «sistemazione». Be’, l’«arredo» era costituito da eleganti panchine liberty, d’epoca come si usa dire. Sono state sostituite da altre che per la loro squadrata e fredda postmodernità non sfigurerebbero al Beaubourg, ma solo lì.
Grazie comunque, caro Ministro, per il suo intervento che sono certo avrà effetti positivi: sapendola interessata a quel gioiello del giardino Lombroso, il Comune di Verona procederà alla manutenzione-riqualificazione con ancor più diligenza della molta che abitualmente pone in ogni sua attività. Magari cambia idea, sulle panchine. Magari ci ripensa e stende il cemento solo sul viottolo principale. Io ci credo, sa?, ai miracoli.