Siti oscurati: domani il Tar si pronuncia

Filippo Grassia

Il futuro delle scommesse sportive vivrà domani un capitolo importante in Abruzzo, dove il Tar si pronuncerà sulla richiesta di sospensiva della legge che ha portato all’oscuramento di oltre 500 siti stranieri. A questo riguardo Antonio Tagliaferri, direttore per i giochi di Aams, aveva lanciato qualche giorno fa un grido d’allarme: «Il gioco illegale raccoglie quasi il doppio del mercato legale. La diversificazione e l'ampliamento dell'offerta legale rientrano, quindi, nella politica dei Monopoli di Stato di togliere risorse al mercato clandestino e tutelare i giocatori». Al momento la raccolta annua è di 28 miliardi di euro, figuratevi a quanto potrebbe arrivare se tutto il movimento seguisse la nostra legislazione.
In attesa della sentenza del Tar, sollecitata da un ctd collegato a Stanley, il sindacato Snai ha preso fermamente posizione attraverso il suo presidente Francesco Ginestra: «Se si verificasse la sospensione del provvedimento sull'oscuramento dei siti esteri, dichiarati illegali, per il nostro Paese si tratterebbe di un clamoroso autogol. Ma noi siamo fiduciosi nel comportamento della magistratura. Mi piace ricordare che l'Aams, oscurando questa moltitudine di siti esteri, ha semplicemente messo in atto una legge mirata alla tutela dei cittadino ed in particolare di chi gioca. Gli scommettitori, fra l’altro, si trovano a portare denaro all’estero in società che non offrono adeguate garanzie e in gran parte sono misconosciute. Cosa accadrebbe se uno di questi operatori non pagasse una vincita importante? Come potrebbe intervenire il singolo scommettitore contro società che, nella gran parte dei casi, hanno sede nei paradisi fiscali? Per non parlare dei giochi proibiti, come i casino on line, che figurano nei siti illegali. Il nostro paese sta lavorando molto bene sulla trasparenza del mercato. Basta guardare all'opera di bonifica sulle cosiddette new slot, che ha permesso non solo di recuperare risorse per l'Erario, ma anche di combattere attività illecite». Al primo punto, quindi, un sistema di garanzie a favore del cittadino: «Se lo Stato avesse semplicemente voluto fare cassa – ha aggiunto Ginestra – sarebbe passato dal sistema concessorio al sistema autorizzatorio. Ma così facendo non avrebbe tutelato a sufficienza i cittadini».
Altrettanto dura la posizione di Passamonti, presidente di Sagisport: «La coraggiosa scelta di oscurare i siti on-line non autorizzati corrisponde ad una precisa politica del parlamento italiano e non pregiudica affatto la possibilità di lavorare in Italia agli operatori stranieri. Basta rispettare le leggi. Alcuni bookmaker hanno riconosciuto la validità del sistema italiano. È quindi immotivata la pretesa di un singolo operatore di raccogliere scommesse senza seguire le nostre leggi in materia. In tal senso va ricordato come la Direttiva sui Servizi emanata dal Parlamento Europeo abbia confermato l'assoluta sovranità dei singoli Stati in materia di giochi. Mi auguro quindi che la Magistratura confermi la volontà di tutelare e difendere chi opera in maniera regolare e trasparente nel nostro Paese». Su questo tema Giorgio Sandi, amministratore delegato di Sisal, ha affermato: «Il sistema italiano è uno dei più aperti al mondo, basta rispettarne le direttive. Cosa accadrebbe se un operatore italiano si comportasse a Londra come fanno certi ctd nel nostro paese collegati a bookmaker inglesi? Gli permetterebbero di raccogliere scommesse o lo inviterebbero, magari con modi spicci, a chiudere l’attività? Sarebbe interessante verificarlo sul campo...».