Siti porno suggeriti ai bimbi. Con l’ok del sindaco

(...) la manifestazione legata al Gay Pride. Il sistema della Regione blocca l’accesso ai siti perché non li ritiene visitabili dai propri dipendenti. Secondo la sindaco Marta Vincenzi invece la manifestazione «Due Regine e due Re», è «un’opportunità per i genitori interessati di far conoscere ai propri figli che nella natura umana esistono diverse forme di affettività». E non c’è alcunché di scandaloso, non c’è «alcuna violazione di diritti né orientamenti educativi nei confronti dei bambini strumentali in favore dell’omosessualità e del lesbismo». Neppure invitare «bambine e bambini» ad andare a visitare siti protetti dai sistemi di «filtro» adottati da un ente come la Regione è disdicevole per Marta Vincenzi.
«Sono scandalizzato - tuona il consigliere regionale Pdl Nicola Abbundo, chiedendo spiegazioni alla giunta sul patrocinio concesso al Gay Pride - Gli organizzatori fanno propaganda di siti pornografici e quando li si criticano urlano alla discriminazione sui media». Abbundo ha in mano la lettera con cui Marta Vincenzi ha replicato alle sue critiche per un’iniziativa «scandalosa» e «pericolosa per i bambini» che è stata invece tutelata e promossa dal Comune. La sventola e incalza l’assessore regionale all’Istruzione, Massimiliano Costa. Che, da parte sua, scarica subito il Comune e il Gay Pride. «Il comitato Genova Pride ci ha chiesto il patrocinio che la giunta ha deciso di non concedere - ha spiegato - Quindi non abbiamo dato né contributi né patrocinio a questa iniziativa. Cosa che invece abbiamo fatto con altre manifestazioni collegate, non con questa al Porto Antico. Non potevamo peraltro impedire un’iniziativa che è stata organizzata da una libera associazione in locali non di proprietà della Regione». Prego rivolgersi al Comune, replica di fatto Costa al consigliere del Pdl. Posizione che peraltro non coincide con il resto della maggioranza, visto che in aula, durante gli interventi, è più volte sbottato il consigliere Ubaldo Benvenuti alzando la voce contro chi criticava la scelta e l’iniziativa gay e opponendosi a che venisse discussa anche una mozione proposta da Plinio e Rosso.
Abbundo invece non lascia cadere l’invito a rivolgersi al sindaco e subito risponde con una lettera di fuoco a Marta Vincenzi. «Con la presente desidero esprimerle il mio più sincero sconcerto e la più viva indignazione per la sua risposta, che oserei definire del tutto irresponsabile - parte all’attacco - Forse lei ha dimenticato che non parla in qualità di privata cittadina, libera di pensare ed agire tra le pareti domestiche come la sua sola coscienza le detta. Rappresenta un'istituzione pubblica che ha il diritto/dovere di tutelare le prerogative di tutti i cittadini e non solo quelle di "genitori interessati a far conoscere ai loro figli che nella natura umana esistono diverse forme di affettività". Ma se lei, che purtroppo è il sindaco, ha ritenuto di volermi rispondere in un modo così leggero, mi viene di pensare che non abbia la più pallida idea di quello che dice. Signor sindaco ed ex professoressa delle medie, per lei i genitori di bambini e adolescenti dovrebbero recarsi coi propri figli, alla biblioteca De Amicis, farsi consegnare la brochure, quindi tornare a casa e lasciare che i bambini navighino serenamente su internet alla scoperta della pornografia o del transessualismo, tanto anche il sindaco ha detto che sono cose nobili e degne di rispetto! Lei è una vergogna per Genova, lei è una vergogna per i cittadini genovesi, per i partiti di maggioranza che la sostengono in consiglio comunale e per i partiti di minoranza».