Il sito della compagnia ha già affondato la Concordia

Arrivati gli esperti del Kursk. Due settimane per recuperare il combustibile, lo scafo ormai è un relitto

Un paio di settimane per aspirare 2400 tonnellate di carburante, salvare il Giglio ed evitare il disastro ambientale. Incrociando le dita nella speranza che il mare rimanga calmo. Poi la Costa Concordia non tornerà più a galla. Probabilmente non sarà disincagliata, ma sarà fatta a pezzi, perché in questo modo rimozione e demolizione costano di meno. Tecnicamente ormai è un relitto. Costa Crociere, infatti, ha già ufficialmente «affondato» il suo gioiello, al punto che ieri, sul sito online della compagnia di navigazione, la Concordia era stata cancellata dall'elenco delle navi.
La Capitaneria di porto di Livorno, inoltre, ha inviato una diffida formale a Costa «per la messa in sicurezza e la rimozione» del relitto, compatibilmente con le operazioni di ricerca e di soccorso dei dispersi. In tal senso, la società genovese Cambiaso Risso Service, ingaggiata da Costa, ha prontamente contattato gli esperti dell'olandese Smit International Group, che si sono recati immediatamente nell'isola toscana. Si tratta di un nucleo super specializzato, fra ingegneri navali, sommozzatori e tecnici, che ha operato anche durante il disastro della petroliera Haven nel 1991 e sul sottomarino nucleare Kursk, affondato nel 2000. Per aspirare il combustibile viene utilizzata la tecnica hot tapping, che permette di forare lo scafo in sicurezza e, contemporaneamente, di aspirare il contenuto dei serbatoi anche in profondità. Insieme al team di emergenza di Rotterdam, lavorano pure gli esperti dei rimorchiatori di Livorno, con la supervisione dei vigili del fuoco e della capitaneria. Il carburante sarà portato a terra e smaltito secondo le procedure standard internazionali.
«Per il momento la situazione è sotto controllo - dice l'esperto del ministero per l'Ambiente, Lorenzo Barone - per eventuali operazioni di emergenza i tempi sarebbero comunque brevi. Quattro ore per circoscrivere l'area con le panne e poi altre 24 ore per ripulire l'olio combustibile con gli skimmer. I nostri mezzi sono in stand by. Sono le navi d'altura e costiere Tirreno, Tito, Ievoleco ed Eco-Giglio».
A Porto Santo Stefano e al Giglio sono pronti 900 metri di panne di contenimento, più altri 300 metri di panne d'altura (efficaci in caso di mare mosso). Ulteriori 600 metri sono stoccati e pronti per essere inviati dai magazzini dei porti di Genova e Napoli. Sono disponibili altri due mezzi antinquinamento a Piombino e Gaeta. Il battello Tirreno, inoltre, è dotato di un sofisticato sistema radar e visione in grado di individuare immediatamente eventuali fuoriuscite di carburante, anche durante l'orario notturno. «Stiamo lavorando ininterrottamente - ha detto il ministro all'Ambiente Corrado Clini - anche senza copertura economica e più per un impegno di volontariato, che per strutture ordinarie. Prima di tutto c'è la salvezza delle vite umane, ma poi la priorità delle priorità è evitare che esca il carburante e si configuri anche un disastro ambientale».