Un sito web infanga dieci big del centrodestra: "Politici omofobi. Ma in realtà sono omosessuali"

Gli hacker si sono scatenati contro ministri, parlamentari e governatori. Per la polizia postale non c’è reato. L'iniziativa spacca le associazioni. Ma <strong><a href="/interni/condanna_unanime_una_barbarie/24-09-2011/articolo-id=547631-page=0-comments=1" target="_blank">la condanna è unanime</a></strong>: &quot;E' una barbarie&quot;. Ma il pdl Mario Baccini ci ride sopra: <strong><a href="/interni/macche_gay_e_omofobo_sono_maschio_latino/24-09-2011/articolo-id=547635-page=0-comments=1" target="_blank">&quot;Macché gay e omofobo, sono un maschio latino&quot;</a></strong>

Roma - In Italia è nata ieri una nuova soap opera. Da centellinare, se non giorno per giorno come le intercettazioni, settimana per settimana. Cambiano i protagonisti: non più il premier e le sue donne, ma un gruppetto di politici e i loro uomini. Per chi volesse documentarsi, la «fonte» d’informazione, il canale, è un blog: listaouting.wordpress.com. Annunciato da una settimana come una profezia catastrofista da una banda di anonimi hacker («Il 23 settembre alle 10 pubblicheremo una lista di dieci politici omosessuali ma omofobi») ieri l’elenco dei dieci presunti gay del nostro parlamento è stato messo in chiaro su internet. Il blog, senza paternità, si appoggia a una piattaforma straniera, americana. Non è un caso, e la giornata di ieri ha dimostrato il perché.
I nomi della lista sono tutti molto noti, ma si tratta in tutti i casi di esponenti di partiti di centrodestra. C’è il deputato per il quale la Camera ha appena negato l’arresto, Marco Milanese, e poi, in ordine alfabetico, Ferdinando Adornato, parlamentare dell’Udc, l’ex Udc e ora Pdl Mario Baccini, il portavoce del premier e sottosegretario Paolo Bonaiuti, il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, il vicecapogruppo Pdl alla Camera Massimo Corsaro, il governatore della Lombardia Roberto Formigoni, il capogruppo Pdl al senato Maurizio Gasparri, il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta, e Luca Volontè, capogruppo Udc alla Camera. Quasi tutti l’hanno presa con savoir faire, chi con una battuta, chi con uno spergiuro. Ma la gay list è diventato un caso politico ed etico, con la comunità omosessuale che si è divisa.
La polizia postale «non ha ravvisato nessun reato» e a ieri pomeriggio nessuna denuncia era arrivata. Listaouting non è oscurato e quindi tutti i nomi erano ben visibili per chi voleva curiosare. Anche nel caso in cui qualcuno dei dieci dovesse sporgere denuncia, la polizia dovrebbe comunque procedere «tramite rogatorie internazionali», perché il blog ha un indirizzo ip estero. Ecco la spiegazione.
E nuovi nomi potrebbero essere aggiunti, se i blogger-hacker manterranno la loro promessa di pubblicare in più puntate la «pratica omosessuale» di «politici (single, sposati, conviventi), preti, persone note e influenti». Il loro motto è: «L’outing è uno strumento politico duro ma giusto». L’anticipazione dei prossimi episodi prevede l’ingresso nella gay list di «una decina di alti prelati, di altre personalità del mondo dello spettacolo e della tv». Si è deciso di iniziare con i dieci perché sono tutti «omofobi» e «per far comprendere come nel parlamento italiano viga la regola dell’ipocrisia e della discriminazione». Ma i prossimi nomi toccheranno «tutti i partiti».
Prove documentali non ne vengono fornite: le informazioni sulle inclinazioni sessuali dei politici sarebbero state acquisite attraverso il lavoro di pirataggio informatico.
La comunità gay è lacerata. La pratica estrema dell’outing «non fa parte della mia cultura politica», premette Paola Concia, omosessuale dichiarata del Pd. Ma il caso deve aprire una riflessione sulla «coerenza in politica» e su come «viene percepita l’omosessualità nel nostro Paese». Secondo il Gay center la lista è invece «un’azione piratesca, un outing all’amatriciana». «Becera, vile e barbara», commenta Alessio De Giorgi, direttore di Gay.it. De Giorgi dice di sapere chi è il grande «ispiratore»: Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia ed ex presidente di Arcigay. Lui smentisce: «Sono stato escluso» dal progetto di Listaouting, si difende. Ma a suo parere l’operazione ha il merito di «dare voce ad un sentimento di indignazione diffuso nella comunità gay». Furibondi i radicali: un’operazione «pretestuosa, come già fu per il famoso caso Boffo».
Chi sono i blogger? La cosa certa è il crescente interesse degli hacker per la politica italiana: a giugno un gruppo di pirati informatici raccolti sotto il nome di Anonymous attaccò i siti del Pdl e del governo, oltre che quelli della Camera e del Senato. Anche in quel caso nessun nome. Un odio nero per la politica. E una micidiale capacità informatica.