Sky ha già vinto lo scudetto del calcio in tv

Per capire bene l’evoluzione delle trasmissioni sportive, bisogna sottolineare la grande avanzata di Sky che, con i suoi 4 milioni di abbonati, guadagna ascolti e ne toglie alla concorrenza. Nel pomeriggio della domenica la diretta delle partite di Serie A (tutte meno anticipi e posticipi) raccoglie quasi 2 milioni di spettatori (1.884.000 per la precisione) con uno share del 13,25% che è di poco inferiore all’analogo dato (16,95%) di Quelli che il Calcio, trasmissione cult di Rai2 condotta con capacità e verve da Simona Ventura. Una scalata continua. Nelle stagioni precedenti la pay-tv aveva raccolto 1.651.000 e 1.411.000 spettatori. I dati comprendono tutte le emittenti satellitari digitali, ma l’Auditel non tiene sufficientemente conto del fenomeno aggregativo che trasforma salotti e bar in curve virtuali. Per non parlare poi del fatto che i numeri di Sky sarebbero sicuramente più importanti se la Juventus fosse in Serie A e il Milan non andasse a intermittenza. Lo testimonia il successo degli abbonamenti alla Serie B dove figurano, oltre ai bianconeri di Deschamps, club particolarmente seguiti come Napoli, Bologna e Genoa. In crescita anche il pubblico della domenica sera pur in presenza di un cartellone meno importante e popolare del passato per i motivi appena accennati: 2.113.000 spettatori in questa prima parte del campionato, 280mila più della passata stagione, 361mila più di due anni fa. Un fenomeno inarrestabile. Secondo gli analisti di Sport System Europe, la società di Bologna guidata da Bruno Bernardini, l’emittente a pagamento di Murdoch potrebbe sfiorare fra un anno, con il ritorno in A della Juventus, e non solo, uno share del 20% nel pomeriggio e del 12% durante il posticipo della domenica sera. Se a questi numeri sommate poi quelli più soft, ma ugualmente importanti, delle tv satellitari terrestri che trasmettono le stesse partite, vi renderete conto di quanto sia cambiato il panorama della domenica calcistica.
A pagare il successo delle pay-tv sono le trasmissioni storiche in chiaro perché chi ha visto gli «high lights» con tanto di gol, pali, espulsioni e moviola alle 17 non si rimette poi davanti alla tv per rivedere le stesse immagini a Controcampo–Ultimo minuto che rappresenta l’ultimo erede di Novantesimo minuto. E questo nonostante la bravura dello staff di Sandro Piccinini che, in poco più di un’ora, manda in onda le sintesi di tutte le partite condite da approfondimenti, interviste e moviola. Pier Silvio Berlusconi non ha torto quando dice che i diritti in chiaro finiranno per valere sempre meno in futuro. Lo racconta l’Auditel: Novantesimo minuto, in onda su Rai 1 con Giorgio Tosatti e Paola Ferrari, aveva conquistato 5.388.000 spettatori nel 2003-04 e 4.464.000 nel 2004-05; Serie A, con la staffetta Bonolis-Mentana su Canale 5, si era assestato un anno fa su 3,8 milioni di spettatori; Controcampo–Ultimo minuto conta adesso 2 milioni e 600mila fedelissimi. In 4 stagioni dimezzati audience e share: un calo fisiologico dovuto all’impennata delle tv a pagamento che non si limitano a trasmettere le partite in diretta come avveniva in passato, ma hanno in palinsesto programmi giornalistici con immagini pressoché in tempo reale. Sarebbe interessante verificare il seguito di Ultimo minuto con inizio alle 17.
L’onda lunga condiziona anche gli ascolti della Domenica Sportiva e di Controcampo–Diritto di replica: sugli ascolti è pareggio, sullo share prevale il magazine di Italia 1 con il 10,59% contro il 9,49% della rubrica di Rai 2. La7 non è riuscita invece a sostituire il chiacchierato Processo di Biscardi che sfiorava un’audience milionaria. Il nuovo magazine di Darwin Pastorin, Le partite non finiscono mai, si porta appresso solo 300mila spettatori, ma in un orario diverso e più notturno. È comunque tutto il calcio che paga a caro prezzo una crisi diffusa di valori e non tira più come un tempo. La credibilità non si compra al mercato, ma si costruisce mattone su mattone.