Ma Sky insiste: «Il futuro siamo noi»

Giuseppe de Bellis

da Milano

Ha perso, ma non molla. Non fa un passo indietro, anche se non trasmetterà i mondiali del Sudafrica nel 2010. D’altronde lui è l’uomo che non riusciva a entrare nella tv italiana e che alla fine è diventato il padrone del calcio. Nel mercato italiano Rupert Murdoch, proprietario di Sky, è arrivato ufficialmente nel 1993, ma ha cominciato a macinare soldi dal 1999, con la scelta di Letizia Moratti a presidente della News Corp Europe, seguita da una ridda di voci, tra le quali la più ripetuta e insistente era quella della vendita al magnate australiano di una parte o di tutta la Fininvest o di Mediaset. Un'ipotesi che circolava addirittura dal 1996, ma che fu sempre categoricamente smentita dai vertici del gruppo Mediaset. Murdoch si è lanciato sul satellitare attraverso Stream, della quale possedeva un cospicuo pacchetto attraverso la News Corporation. All'inizio voleva tutto il campionato di calcio e aveva incaricato la Moratti di acquistarne tutti i diritti pay-tv per sei anni, per una cifra che si aggirava intorno ai 4.200 miliardi di lire. L'iniziativa non andò in porto, anche perché il ministero delle Comunicazioni varò ad aprile dello stesso anno una legge che impedisce ad una tv a pagamento di possedere più del 60% del calcio. Una norma antitrust che facilitò l'esistenza in Italia di due piattaforme digitali, Tele+ e Stream, ma fece naufragare le aspirazioni di Murdoch. A giugno del '99 comunque Murdoch acquistò una quota del 35% di Stream, che poi, l'anno successivo, salì al 50%. Sempre nel '99, mister Sky tentò anche la scalata di Telemontecarlo per avere una vetrina nella tv terrestre. Non gli riuscì. E così riprese il progetto di massima espansione possibile sul satellite. L’idea era quella di fondere la sua Stream con Tele+, di proprietà della francese Canal Plus. La fusione arrivò il 2 aprile del 2003, dopo una lunga telenovela, piena di colpi di scena. Protagonista, oltre alle due piattaforme televisive, anche la Commissione europea, che bloccò l’operazione in onore della normativa europea anti-trust. Con l’unione di Tele+ e Stream nacque Sky Italia, versione tricolore della piattaforma leader del mercato dei diritti sportivi criptati. Così Murdoch passò dalla trasmissione delle partite di Roma, Lazio, Fiorentina, Parma e Lecce, alla gestione dell’intera offerta del campionato di calcio. Con la trattativa singola con ogni club, Sky oggi offre un tot a ciascuna società per poter trasmettere sul satellite le gare in casa. La quota dipende dal pacchetto abbonati che ha la squadra. L’anno scorso per avere i diritti di tutte le squadre di serie A e B, Sky ha versato in tutto 387,7 milioni di euro. In cambio di fatto ha il monopolio del campionato trasmesso attraverso parabole e decoder. Nel frattempo Sky ha ereditato anche i diritti che Stream deteneva della Champions League. Un accordo con Mediaset prevedeva che due match alla settimana fossero trasmessi in chiaro dalla tv terrestre, mentre tutto il resto arrivava via satellite per gli abbonati. Per poter avere anche l’Europa del pallone Sky ha versato 36 milioni di euro ogni anno.
Con il campionato italiano e la Champions garantiti, Sky s’è lanciata anche sui mondiali. Da sempre la coppa del mondo era un affare Rai, ma dall’anno prossimo anche la più importante competizione calcistica sarà di Murdoch. A Sky il pacchetto delle 64 partite è costato 80 milioni di euro. Alla Rai sono rimasti i match dell’Italia e tutti quelli dai quarti di finale in poi. Situazione capovolta per il 2010. Ma i signori del satellite non si scompongono: «Il futuro siamo noi».