Slalom tra gli iceberg alla guida del «Titanic»

Il soffio del vento, lo sciabordio delle onde, le sirene delle navi e le voci di comandanti, forzati e galeotti scandiscono il mio passo lungo i piani del Galata Museo del Mare. Bussole, clessidre e compassi. Globi, carte nautiche, dipinti e ricostruzioni di velieri. Elmi, corazze e poi il coup de théâtre della galea seicentesca sullo scivolo di varo, che mi catapulta definitivamente nella dimensione del mare. Della conquista, del viaggio verso l'ignoto, della sfida che è sinonimo di sacrificio e fatica.
Passo oltre l'invito a travestirmi da soldato e dopo una rapida occhiata - nessuno intorno - provo a vogare: il remo pesa dieci chili più di me e non c'è verso di sollevarlo. Sarei già a mare o peggio legata a una corda per quel giro di chiglia che sul "Bounty" era tanto in voga. Con la balestriglia ho più feeling, ma l'idea di trovarmi per mare a calcolare la latitudine mi mette una certa ansia, che sposa il divertimento nella simulazione del naufragio a Capo Horn.
Curiosità e attenzione non mi mancano, ma quando in un museo puoi superare, tra allestimento e interattività, la distanza con gli oggetti, è inutile, la storia diventa tua. Ed eccomi al terzo piano, con «Transatlantici italiani. Dall'unità d'Italia alla seconda guerra mondiale» (fino al 12 ottobre) per la storia di un mare vicino ma già archiviato al passato remoto. Sembrano passati secoli, da quando gli emigranti s'imbarcavano alla volta della «Merica» carichi di speranze, qualche abito e animali da sacrificare lungo il viaggio. Alle loro immagini, proiettate sugli schermi e rese più tangibili da valigie d'epoca, fanno da contrappunto quelle dei passeggeri di prima classe: abito scuro per lui, merletti e parasole per lei.
Testimonianze, oggetti, modellini e video narrano lo sviluppo delle rotte di linea tra l'Italia e New York tra nomi noti - Florio e Ribattino, il «Rex» e così via - e tanti volti sul doppio nodo migrante-viaggiatore, che si scioglie arrivando sul ponte di coperta di un piroscafo d'inizio '900. Luci soffuse, riflessi e rumori d'acqua: davanti a me un alto fumaiolo. I piedi scivolano sulle assi di teck e non ho dubbi sulla meta: la timoneria. Il luogo del comando si apre su un grande schermo con la prua del piroscafo e lo scenario su cui prendono corpo le mie gesta. (...)
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