Uno slang da telefonino

Il T9 per gli sms muta pure il dialetto parlato dai giovani: ecco in che modo

(...) neologismi resistono i sempreverdi rosicare (stizzirsi), steccare (dividere), baccagliare (conoscere gente, rimorchiare), blastare (prendere in giro). E poi ci sono le espressioni fatte, da «Me piace ’na cifra» (mi piace molto) a «Ke te rode?» (sei nervoso?), da «Ke famo sega?» (che ne dici di marinare la scuola?) a «6 proprio ’na busta» (sei un vero incapace).
A proposito di busta, insieme a scoglio, cofano, ciste, scardabagno è un modo per definire una ragazza poco carina, se vogliamo usare un eufemismo. Tutto il contrario di sorca, insomma, declinabile anche al maschile per indicare chi può vantare un aspetto particolarmente gradevole. Certo si può essere belli ma anche un po’ burini, o bori se preferite, il che non è proprio da starbo (straordinario), può non piacere, però c’è a chi je rimbarza, ovvero è completamente indifferente.
Questo per grandi linee è lo slang dei giovani, ma il cellulare è ancora più adatto per scambiarsi frasi fatte in romanesco. Il repertorio è vastissimo: si va dagli sfottò nudi e crudi, del tipo «C’hai er portafoglio foderato de cipolla, quanno l’apri te vie’ da piagne», a quelli dal taglio più tecnologico, come «Che accessori c’ha ’sto telefonino... l’aratro?» o «C’hai la testa tarmente bacata che pe’ scarica’ la tu’ regazza te colleghi a Internet». Tre giovani autori, Marco Navigli, Fabrizio Rocca e Michele Abatantuono li hanno addirittura raccolti in un libro dal titolo inequivocabile «Mille sms coatti». «I messaggini sono diventati il metodo più immediato per comunicare - spiega Navigli, che di professione fa l’ingegnere - abbiamo avuto l’idea di dargli un taglio locale e la cosa ha funzionato. Inoltre, tramite il nostro sito Internet (www.romanesco.it, ndr) abbiamo raccolto molte segnalazioni che hanno contribuito ad arricchire il repertorio».
Ecco alcuni esempi: «Sei tarmente brutto che quanno sei nato t’hanno messo dentro ’n’incubatrice coi vetri oscurati», «Ma è la tu’ regazza o hai truccato er pitbull?», «C’hai er corpo come quello de ’na divinità: peccato che sia Buddha» o la perla «Sei così sfigato che nella calza della befana ce trovi ’n piede», sulla stessa falsariga di «Sei tarmente sfigato che si te fai er nome der padre te ciechi ’n occhio».
Ma secondo gli autori del libro il migliore in assoluto è un altro, che un po’ riassume lo spirito di questo nuovo linguaggio fatto di molte abbreviazioni e altrettanta ironia: «Da uno a dieci so’ coatto 30 e lode!».