Slitta in Irak la nomina del premier

Stallo per al Jaafari: si fa il nome di un ex esiliato, al Adeeb. Trovati 17 corpi a Bagdad, teatro di altri sanguinosi scontri

Fausto Biloslavo

Duri scontri nella notte in un quartiere sunnita di Bagdad, 17 cadaveri ritrovati in diverse zone della capitale, con un proiettile in testa o segni evidenti di torture, e attacchi ai marine nel triangolo sunnita sono le notizie del quotidiano bollettino di guerra dall’Irak. L’impennata delle violenze coincide con lo stallo politico del Paese, che a quattro mesi dalle elezioni parlamentari non ha ancora un governo. Ieri è saltata la riunione del Parlamento, mentre circola il nome di un nuovo candidato premier, Ali al-Adeeb, grande negoziatore, esponente di spicco del partito sciita Dawa, che ai tempi di Saddam viveva in esilio in Iran.
Domenica notte, Al Adhamyah, il quartiere sunnita di Bagdad, si è trasformato in un campo di battaglia. Un gruppo di armati aveva attaccato la principale stazione di polizia. I corpi speciali iracheni sono intervenuti in soccorso scatenando la reazione di una parte della popolazione. I combattimenti sono andati avanti fino all’alba di ieri provocando la morte di almeno tre civili e del guardiano di una moschea sunnita.
Le vendette interconfessionali sono oramai quotidiane come dimostra il ritrovamento, ieri, di 17 cadaveri, sia sunniti che sciiti, scoperti in diverse zone della capitale. Almeno sette giacevano con un colpo di arma da fuoco alla nuca, nel quartiere sunnita di Al Doura. Altri corpi, con evidenti segni di torture, sono stati abbandonati nel sobborgo di Shoula, a maggioranza sciita.
Nel triangolo sunnita, la zona calda della guerriglia e del terrorismo, i marines che presidiano l’area di Ramadi sono stati attaccati a colpi di mortaio e di lanciarazzi. Un kamikaze si è lanciato contro un posto di osservazione americano al volante di una macchina minata, che però è esplosa senza provocare vittime fra i soldati. Ieri gli iracheni attendevano la riunione del Parlamento che avrebbe dovuto finalmente sbloccare la situazione, ma il presidente dell’Assemblea, l’anziano sunnita Adnan Pachaci, ha annunciato il rinvio, si spera solo di un paio di giorni. Lo stallo, che dura da almeno due mesi, è legato al nome del candidato premier. Il blocco sciita aveva designato Ibrahim al Jaafari, il primo ministro uscente, ma curdi e sunniti si sono opposti accusandolo di non essere in grado di fermare le violenze inter-confessionali.
Domenica i maggiori partiti sciiti avrebbero raggiunto un accordo: Jaafari farà un passo indietro, ma indicherà il suo successore. Da Washington, il nuovo ambasciatore iracheno, Samir Sumaidaie, ha dichiarato alla Cnn che «la lista dei candidati è guidata da Ali al Abeed, del partito di Jaafari». Al Abeed è un esponente di spicco del Dawa, una delle forze maggioritarie in Parlamento. Sunniti e curdi lo conoscono bene per le sue doti di negoziatore sui temi più delicati, come la Carta costituzionale e la stessa formazione del governo di unità nazionale. Accanto al nome di al Abeed si fa anche quello di Jawad al-Maliki un altro esponente del Dawa.
Ieri è ripreso il processo a Saddam Hussein, subito rinviato al 19 aprile. I difensori contestano il riconoscimento delle firme dell’ex dittatore e dei suoi accoliti sull’ordine di esecuzione di 142 sciiti del villaggio di Dujail, nel 1982.