Slitta l’audizione di Pollari al Copaco

Magistratura e servizi segreti amano lo scontro frontale com'è accaduto dagli anni '70 fino alla fine dei '90. Qui non entriamo nel merito della vicenda di Milano che, per quanto ne sappiamo, potrebbe essere anche una sceneggiata per portare al sicuro un agente degli Usa, lasciando credere che sia stato rapito. Osserviamo che gli attriti hanno sinora mantenuto netta la distinzione fra magistratura e servizi segreti, che non vanno confusi con la «polizia segreta». I servizi segreti di fronte a un reato, passano la palla alla magistratura e sono quindi una manifestazione delle capacità di difesa della democrazia. La polizia segreta, come il Kgb, è invece una tipica risorsa delle dittature, le quali fanno conto su tali apparati per individuare il dissidente e neutralizzarlo senza soluzione di continuità, mediante gulag, rapimento, omicidio, suicidio, arresto senza imputazione, processo farsa, ascolto clandestino delle comunicazioni, distruzione delle relazioni sociali del dissidente mediante persecuzione, calunnia, diffamazione, campagne di stampa, indagini artefatte e così via.
A parte gulag, rapimento e omicidio, il lettore che vada indietro con la memoria troverà nelle pieghe di Tangentopoli non poche analogie. Abbiamo avuto migliaia di indagati la cui vita, politica e civile, è stata distrutta per poi scoprire che, asceso il calvario, il condannato non meritava la croce alla fine d'un iter giudiziario funzionalmente lungo. Tante scuse, se le scuse sono state fatte, e tutto è finito lì.
Questo nuovo livello di scontro fra servizi di sicurezza e magistratura ha connotati del tutto nuovi. Una parte non trascurabile della magistratura, dimostrando di avere la piena disponibilità delle metodiche di controllo e di intercettazione, fino al punto da aggiogare quelli che erano i servizi di sicurezza, fa un salto di qualità in linea con l'evoluzione - o l'involuzione - che la magistratura requirente avviò dai tempi di Tangentopoli. Oggi una parte della magistratura requirente può operare con i metodi più penetranti della polizia segreta.
Si realizza uno sconfinamento nei poteri dell'esecutivo, subordinando operativamente il servizio di sicurezza che in origine agiva in autonomia ma agli ordini del governo, allo scopo di spazzare i pericoli insorgenti sul confine tra «legale» e «illegale», senza costringere lo stesso governo ad assumere decisioni antidemocratiche o politicamente insostenibili. Ha scritto recentemente l'avvocato Ugo Scuro su l'Opinione: «L'autonomia non si esprime come scheggia impazzita, avulsa dalla realtà dello Stato, potenzialmente pericolosa. Si esprime come realtà strutturata, impermeabile ad interferenze esterne, complessa nel suo ambito, autosufficiente per le funzioni assegnate, gerarchicamente ordinata al suo interno e sottoposta direttamente alla politica. Dalla politica tutto dipende, dall'ordinamento dei tre classici poteri dello Stato (legislativo, esecutivo, giudiziario) ai rappresentanti della politica, che rivestono il ruolo senza costituirne l'essenza, ai cittadini dello Stato, ai quali i principi ordinamentali riservano le scelte ordinarie e supreme, vuoi direttamente tramite l'istituto referendario e il diritto di supplenza, vuoi indirettamente tramite i rappresentanti eletti».
Che cosa fare per la sicurezza del Paese è responsabilità del governo non della magistratura, ma quando questa alla sua controversa autonomia istituzionale aggiunge quella che le deriva dalle metodiche delle polizie segrete, c'è pericolo di spappolamento della democrazia già malata.
Per tentare di descrivere quello che ci attende, osserviamo che l'equilibrio di potere in Unione Sovietica era fondato su tre pilastri: il Partito (comunista, ovviamente), il Kgb, l'Armata rossa.
Il Partito non poteva esistere senza la repressione del dissenso esercitata dal Kgb. A sua volta, il Kgb prosperava sul consenso organizzato dal Partito comunista. L'Armata rossa, controllata da Partito e Kgb, impediva all'uno e all'altro di prevaricare.
In Italia esiste il partito trasversale che crea consenso e vi sono settori di magistratura-Kgb che soffocano il dissenso. L'Armata rossa delle polizie è da tempo sotto il controllo della magistratura. Le analogie col modello sovietico, non esattamente sovrapponibili, sono tuttavia persino più inquietanti, mentre i cosiddetti servizi segreti, persa ogni connotazione militare e stipati di polizie - politicamente e operativamente controllate, lo ripetiamo, dalla magistratura requirente - si consumano in guerre intestine per spartirsi un potere oramai transitato nelle procure. Se una procura intercetta i vertici di un servizio segreto significa che una parte considerevole di quel servizio risponde alle procure e non ai vertici del servizio. E una magistratura che controllasse i servizi segreti sarebbe una polizia segreta più preoccupante del Kgb.