Gli slogan, vecchi ritornelli e idee confuse: «Via i fascisti! Chi sono? Non lo so, cioè sì»

«Via i fascisti dalla nostra scuola». Lo urlano a gran voce i liceali durante il loro corteo improvvisato. I fascisti. Ma chi sarebbero «i fascisti» nella scuola secondo loro? Le idee sono confuse, parecchio. «No, ecco, forse non lo stai chiedendo proprio alla persona giusta» arrossisce uno studente di 16 anni, preso alla sprovvista. «Non lo so. Cioè sì - risponde timido un compagno - insomma, non intendiamo proprio fascisti». Però lo urlano.
Un altro ragazzino fa marcia indietro davanti alla domanda diretta. «Io non ho partecipato al coro» si giustifica. Eppure è tra le prime file del gruppo del corteo che blocca le strade di Milano, che urla «razzisti» e «bastardi» alla polizia. Parole evidentemente intonate da pochi e ripetute a vanvera dagli altri. Senza particolare consapevolezza. Qualcuno spiega che è contro all’insegnante unico ma non sa che la riforma riguarda solo le elementari. Allora ridacchia: «Ah vabbè, meglio, io sono in quinta ginnasio».
Solo una ragazza, look da centro sociale e sigaretta fai-da-te tra le dita, dà la sua risposta e spiega cosa intende lei per «fascisti». «I nazi - spiega mentre marcia in via Torino con gli altri - sono quelli che non capiscono niente. Sono quelli che spaccano tutto e basta. Io sono del Boccioni e alcuni di loro sono venuti a rovinare la nostra occupazione spaccando i contro soffitti della scuola. Quelli sanno usare solo la violenza».
Un’altra ragazza, coda di cavallo e impermeabile chiaro, prende le distanze dai cori intonati dalle prime file: «No, io non la penso allo stesso modo. Io manifesto solo perché sono contraria ai tagli della riforma Gelmini».
Milano è stata piegata da una minoranza di manifestanti. «Precisamente - puntualizza il vicesindaco Riccardo De Corato - lo 0,5 per cento, che hanno preferito bigiare mandando in tilt la città con cortei non autorizzati, scimmiottando vecchi stilemi dei centri sociali, come quello di inveire contro le forze dell’ordine».