Slot a Malpensa, la Consulta «atterra» la Regione

«È importante che Regione Lombardia sia coinvolta nelle decisioni delle concessioni e degli slot perché lo sviluppo economico del territorio è strettamente legato allo sviluppo del trasporto aereo». Così, nel novembre 2007, l’assessore alle Infrastrutture e mobilità Raffaele Cattaneo motivava la legge 29 del 9 novembre 2007 approvata a larga maggioranza dal consiglio regionale. Un provvedimento per avere «un ruolo che non è invasivo ma rispettoso» nella definizione «delle regole per salvaguardare il ruolo di Malpensa».
Ma la Consulta, costretta a esprimersi dal governo Prodi, blocca quella legge: è costituzionalmente illegittima. Con sette pagine di motivazione la Corte costituzionale cancella il testo voluto da Roberto Formigoni che, in soldoni, non può intervenire né nella gestione liberalizzata degli slot (cioè le fasce orarie assegnate all’interno degli aeroporti in cui gli aerei possono decollare) né esprimere parere sul «soggetto coordinatore delle bande orarie» (attualmente è Assoclearance, associazione composta dai vettori e dagli enti gestori degli scali).
Ai quindici giudici della Consulta replica l’assessore Cattaneo: «Se la legge si è spinta al limite delle competenze costituzionali attribuite alle Regioni, è stato solo per difendere Malpensa e i nostri aeroporti». E già quella legge è stata «utile» in due occasioni: «Ha permesso di evitare la dispersione degli slot di Malpensa - dopo il 31 marzo 2008 - mantenendo aperta la possibilità di Alitalia di essere l’hub carrier dello scalo e, poi, seconda volta, impedendo che il governo Prodi assegnasse per 40 anni lo scalo di Montichiari alla Catullo di Verona». Naturalmente, avverte Cattaneo, «continueremo a difendere i legittimi interessi del territorio» anche se la Consulta «tra questi e le esigenze di coordinamento statale ha privilegiato queste ultime».
E mentre Easyjet ha già richiesto 30 slot per lo scalo di Linate sostiene che Cai «guarda ai suoi interessi e non a quelli dei consumatori», il sindaco Letizia Moratti si chiede perché «una impresa privata, Alitalia, ha avuto sovvenzioni statali con una sorta di monopolio sulla tratta Milano-Roma?» Interrogativo che segue le dichiarazioni del presidente di Cai Roberto Colaninno che sostiene di non volere pagare i costi della «comodità» dei milanesi tra Malpensa e Linate. «Non si tratta della comodità dei milanesi», aggiunge il sindaco «ma di servire un territorio che è a vantaggio di tutto il Paese». Virgolettato replicato dal presidente della Camera di commercio Carlo Sangalli, «Linate è una risorsa, una opportunità e va sfruttata». Anche il presidente della Provincia Filippo Penati definisce «l’aeroporto di Linate strategico per lo sviluppo del territorio».
Nel parterre di chi ha una visione opposta da quella di Colaninno c’è anche, in prima fila, il governatore Formigoni: «Resto convinto che Malpensa e Linate sempre più city airport possano convivere. I tecnici della Regione si stanno confrontando con quelli di Alitalia e se non arriveremo a una visione comunale con Alitalia porteremo avanti il nostro piano alternativo». Quale? La liberalizzazione dei voli su Malpensa.