Slovenia, Krsko riparte: "L’allarme? Un errore"

Dopo l’incidente situazione tornata alla normalità. Il responsabile: &quot;Problema minimo&quot;. L’Agenzia atomica: il rischio è di grado zero. Tullio Regge: <strong><a href="/a.pic1?ID=266825" target="_blank">&quot;Troppa ipocrisia, siamo circondati dal nucleare&quot;</a></strong>

Krsko - Sul pannello con decine di allarmi si accende una luce gialla a intermittenza e scatta uno stridulo segnale, simile a una fastidiosa sveglia. I livelli dell’acqua di raffreddamento del reattore nucleare di Krsko cominciano a sobbalzare. Il liquido infestato da particelle radioattive fuoriesce, 2,4 metri cubi all’ora, per colpa di una valvola difettosa. Con due anni di addestramento alle spalle e nervi d’acciaio gli operatori dell’impianto sloveno affrontano l’emergenza e cominciano a spegnere la centrale nucleare. È andata proprio così mercoledì pomeriggio verso le 16 a Krsko, 130 chilometri in linea d’aria da Trieste. Ieri i responsabili della centrale hanno fatto entrare i giornalisti e simulato quello che era veramente accaduto. «Un problema minimo con nessuna fuoriuscita di radiazioni nell’ambiente. Più che dell’inconveniente sono stupito della reazione internazionale, perché siamo addestrati ad affrontare ben di peggio», spiega Franc Pribozic nella sala controllo virtuale della centrale nucleare. Sulla riva della Sava non si è materializzato lo spettro di Chernobyl, ma quello di un allarme gonfiato oltre misura. Si è trattato di una perdita, all’interno dell’impianto nucleare, di 10-15 metri cubi d’acqua radioattiva. Poi filtrata in appositi serbatoi per renderla innocua. Se di incidente si può parlare raggiunge a malapena il livello uno di emergenza, rispetto al quarto che prevede lo sgombero della popolazione circostante. «Si è guastata una valvola, che domani sarà già riparata (oggi per chi legge ndr). In circa quattro ore, seguendo alla lettera le procedure e senza alcun panico abbiamo spento l’impianto», spiega all’ingresso della centrale Stane Rozman. Gessato impeccabile e occhi di ghiaccio è il boss della società che gestisce la vecchia centrale di Krsko ereditata dalla Jugoslavia. «Penso che la Commissione europea abbia comunicato in maniera impropria l’accaduto innalzando la tensione e l’attenzione dei media» denuncia Rozman. Gli sloveni avevano informato Bruxelles. Mercoledì pomeriggio il sistema di emergenza europeo, fondato dopo la tragedia di Chernobyl del 1986, annunciava la mobilitazione generale. In tarda serata aveva fatto marcia indietro specificando che l’allarme era rientrato. A Trieste, però, c’era già chi consigliava alle mamme con bambini piccoli di tappare le finestre e non farli uscire di casa. In realtà la perdita radioattiva c’è stata, ma non è mai filtrata all’esterno mettendo in pericolo le 25mila anime di Krsko. All’interno, però, non ci hanno fatto entrare perché si sta lavorando per riattivare a pieno ritmo la centrale martedì prossimo. «Non abbiamo mai avuto un incubo Chernobyl. La centrale di Krsko ha un livello tecnologico, di personale e di addestramento nettamente superiore», sottolinea la portavoce Ida Novak Jerele. Anche se giornalisti siamo guardati a vista da una guardia armata. Il passaggio da una sezione all’altra della centrale avviene grazie a un tesserino di controllo biometrico. Per timore di attentati o infiltrazioni, prima di entrare devi mettere la mano destra su una macchinetta che ti scheda. Come quelle utilizzate negli aeroporti americani per intercettare eventuali terroristi di Al Qaida. Nulla è lasciato al caso, ma gli abitanti di Krsko sono abituati al fatalismo. «Nonostante l’annuncio in tv non abbiamo avuto paura. D’altro canto se scoppia una catastrofe nucleare ci sarebbe ben poco da fare per scamparla», fa notare Bozena, una mora cameriera di un bar del centro. Ogni anno la popolazione di Ksrko riceve un libretto aggiornato sulle procedure in caso di incidente nucleare, che sarebbe annunciato con l’ululato a intermittenza delle sirene. «Sì me l’hanno dato, ma non ricordo dove l’ho messo. Comunque avevamo più paura della vecchia fabbrica di cloro», ammette la gioviale Vladka Kezman Strojin. Il suo negozio, dove vende stoffe, lo ha chiamato Atom. Gli abitanti convivono con la centrale nucleare, che ha portato lavoro. «Il problema di mercoledì non lo abbiamo classificato come un pericolo per la popolazione» spiega Branco Petan, consigliere del sindaco per la protezione civile. L’Agenzia atomica internazionale (Aiea) ha bollato la fuoriuscita di liquido di raffreddamento di Krsko «a livello di rischio zero» di una scala fino a otto. In autunno, però, come ogni cinque anni si svolgerà la grande esercitazione di evacuazione della cittadina slovena. Secondo un piano che prevede di spostare 25mila persone fino a 100 chilometri di distanza.