«Slow fish», di lento c’era soprattutto il servizio

Egregio dottor Lussana,
mi permetto di portare alla sua cortese conoscenza alcune considerazioni circa la mia partecipazione, come visitatore, alla mostra «Slow Fish» svoltasi nella Fiera Internazionale di Genova nei giorni 11, 12, 13 novembre.
I quotidiani hanno dato grande risalto alla numerosa partecipazione di pubblico con un grande risultato e quindi un lusinghiero successo della rassegna.
Se ne condivido il responso, viceversa, non condivido alcuni elementi non menzionati, che da parte mia meritano grande attenzione e profonda riflessione.
Ciò che metto in particolare rilievo è da ricercarsi nella parte riguardante il sistema organizzativo e logistico.
1) L’area dove era collegata la rassegna «Padiglione C» non è stata usata nella sua totalità. Molte erano le limitazioni sia nelle parti superiori che in quelle inferiori dell’edificio. Una superficie limitata con conseguente situazione di confusione, disordine e quant’altro. Non dimentichiamoci, altresì, che con l’ingresso libero deciso dagli organizzatori se da una parte poteva produrre un risultato valido e positivo, dall’altra, con una organizzazione carente e molto approssimativa ne complicava tutto ciò da me sopra descritto.
2) Il settore ristorazione è risultato, secondo una mia valutazione attenta e ponderata, la parte dove la disorganizzazione ne ha maggiormente risentito.
L’area denominata «Bistrot» è risultata oltremodo insufficiente con il risultato che colui che se ne serviva si veniva a trovare in una situazione di disagio e di difficoltà di movimento per tutte le persone che in quel momento affollavano l’area.
Code lunghissime e interminabili, spintoni e altro non dichiarabile. È mancata la possibilità di sedersi e alimentarsi in santa pace.
Anche in piedi i posti erano carenti e alcune persone hanno dovuto mangiare camminando.
Il sottoscritto, suo malgrado, ha dovuto provvedere altrove, fuori dal Padiglione C, in quanto, anche facendo la coda, il tempo sarebbe stato lungo e dispersivo.
I due ristoranti della Regione Veneto e Regione Campania erano, in quel momento adibiti a pranzi per gli addetti ai lavori e quindi vietati momentaneamente ai visitatori. Il Ristorante situato vicino all’ingresso del padiglione e chiuso che cosa ci stava a fare?
Se c’è una persona che ha finora tollerato e sopportato carenze organizzative e ha evitato incresciose polemiche è il sottoscritto. Ripeto. Mi duole dovermi lamentare. Adesso basta. D’ora in avanti quando ci vuole ci vuole. Posso anche capire il momento, il Padiglione B è inutilizzato in quanto da ristrutturare. Se il Padiglione C fosse stato utilizzato nella sua totalità il risultato sarebbe stato diverso e, magari, i visitatori sarebbero stati anche più numerosi.
Possibile che le organizzazioni, certe volte, siano fatte «alla genovese»?
Vediamo, se possibile, eliminare spese inutili e superflue e poi vedremo risultati sicuramente più positivi.
Credo nell’opera positiva del Dottor Gattorno. Di tanto in tanto qualche inconveniente può succedere. Pazienza.
Le migliorie attuate finora e altre che sono allo studio e che saranno eseguite, sono sicuro, porteranno benefici sempre maggiori e significativi alla Fiera Internazionale di Genova con conseguente innalzamento della stessa nelle classifiche europee e mondiali.
Mi scuso se, forse, ho calcato un po’ la mano, ma mi creda, il mio intendimento è sempre stato e sarà quello di dare un contributo utile e costruttivo per far sì che le Istituzioni di questa città possano essere sempre più efficienti e produttive.
Grazie.