Smantellata rete di pedofili: 18 in manette

Alessia Marani

Si vendevano per pochi euro, per un telefonino, per un paio di scarpe nuove, per un semplice panino addentato dopo ore trascorse a un semaforo a chiedere l’elemosina senza poter mangiare. Alcuni erano ceduti dagli stessi genitori («Quelli... quelli lo sanno pure i genitori... basta che paghi», dicevano gli «orchi» parlando tra loro al telefono, commentando persino le prestazioni dei ragazzini. «Lui è proprio bravo... va forte... come piace a noi», annotano gli agenti della squadra mobile ascoltando gli aguzzini in presa diretta), altri, i più grandi - tra i 16 e i 17 anni - erano abbordati nelle strade «di vita» della Capitale, spesso erano loro che indicavano nuove e appetibili prede, che le convincevano che «fare quelle cose» fosse normale. Come Valentino M., 17enne, romeno, arrestato nel gennaio scorso per avere ucciso insieme col fratello di 5 anni più grande, Luciano Lasio, il cameriere gay ammazzato nella sua casa di Centocelle per non avere voluto dare ai due «amichetti» il compenso pattuito. «Valentino - spiega Dania Manti, dirigente della IV sezione della squadra mobile - era già tra gli indagati. Una volta vittima dei pedofili, quindi diventato marchettaro e adescatore. Poi, sono venuti fuori anche gli altri, a uno a uno, facendo emergere una rete di pedofili senza scrupoli, molti “insospettabili” dalla doppia vita».
Come Fausto Cusano, 38 anni, dirigente e allenatore della scuola calcio «Eurolimpia» di via dell’Oceano Pacifico all’Eur. Nella sua abitazione di Ponte Laurentino gli inquirenti hanno scovato almeno 200 videocassette amatoriali, «riprese raccapriccianti - aggiunge Andrea Grassi, a capo della Scientifica - che immortalano gli incontri sessuali con i minori. Uno staff di 4 agenti li sta passando al setaccio per estrapolare i volti delle vittime e risalire alla loro identità». Una quarantina i ragazzini già identificati, tra cui tre italiani. «Nel caso degli stranieri - afferma Alberto Intini, capo della squadra mobile di San Vitale - per stabilire l’età precisa, da cui dipende anche l’imputazione, in assenza di documenti, toccherà lavorare attraverso ricostruzioni antropometriche, come l’esame della struttura ossea».
Cusano, stimato allenatore, figlio di un consigliere del XII municipio, aveva scelto un «fiore» che aveva portato in casa sua da circa un anno. Un bimbetto romeno di 12 anni che la madre gli aveva venduto per 700 euro, al quale faceva fare anche i lavori domestici. Il gip La Viola parla nell’ordinanza anche di «numerosi incontri sessuali con minori accertati nella sua abitazione». «Spesso - continua Intini - i bimbi venivano narcotizzati». Eppure Cusano viene elogiato dalle associazioni di volontariato della zona (quelli del Ponte Laurentino si complimentano con lui sul loro sito internet per il gran da fare per un gemellaggio sportivo coi ragazzi seguiti dal centro), il suo RomaClub di cui è vicepresidente, porta doni ai bimbi malati del Sant’Eugenio. Solo che l’estate scorsa viene denunciato dai genitori di un bambino francese al quale aveva tentato violenza durante un ritiro in Umbria. Fattaccio per cui era già ai domiciliari. «Non esiste un cliché del pedofilo - dicono gli inquirenti -. In “Fiori del fango”tra gli indagati sono finiti imprenditori, dipendenti di banca, agenti di viaggio. Due anni di indagini, una trentina i telefoni messi sotto controllo. Abbiamo operato secondo la vecchia normativa che distingueva ancora tra minori di 16 anni e quelli compresi tra i 16 e i 18. Un’indagine pura, partita senza denunce specifiche. Solo nell’ultimo mese un bambino ha cominciato a collaborare, raccontando di terribili sevizie. Ora lui e altri due sono affidati ai servizi sociali. Va a scuola, voleva una vita normale come tutti gli altri bambini».