«Smascherate in Italia 250 spie del Kgb»

L’agente che fuggì nel 1985 in Occidente: Limarev è pagato dai servizi russi per spacciare menzogne

da Milano

Nuove rivelazioni a colpi di interviste degli 007 russi, veri o sedicenti, sullo sfondo dell’affaire Litvinenko. Oleg Gordievsky, l’ufficiale del Kgb scappato in Inghilterra nel 1985, attacca Evgeni Limarev, a sua volta presunto agente del Kgb. E scatta una foto inquietante del nostro Paese: in Italia avrebbe agito un plotone di spie, «fino a 250». Affermazione esplosiva, ma tutta da pesare e verificare, che affiora in una conversazione col quotidiano Moskovski Komsomolets.
Gordievsky se la prende anzitutto con Limarev: costui sarebbe solo un provocatore al soldo dei servizi russi. L’articolo non sfugge a Paolo Guzzanti, l’ex presidente della commissione Mitrokhin, bersagliato un giorno sì e l’altro pure da Repubblica attingendo anche alle inesauribili parole di Limarev. «Gordievsky - spiega Guzzanti - distrugge la quotidiana gola profonda Evgeni Limarev, fonte di ogni fabbricazione del quotidiano La Repubblica sulla Commissione Mitrokhin».
Il 27 novembre Limarev aveva spiegato a Repubblica che Guzzanti, accompagnato dall’immancabile consulente Mario Scaramella, lo aveva portato a Napoli in misteriose «strutture» utilizzate per confezionare dossier velenosi quanto inattendibili. Ora è Gordievsky a demolire la figura di Limarev e a rilanciare la pista che da Mosca porta in Italia ai contatti del Kgb: «Fino a 250».
Bordata numero uno: «Limarev è un provocatore al soldo dei servizi russi, piazzato in Europa proprio per “lavorarsi” Mario Scaramella e Paolo Guzzanti». Bordata numero due: in questa sua veste avrebbe ingannato Scaramella, oggi in carcere per calunnia, e di riflesso Guzzanti «promettendo rapporti mensili sulla penetrazione del Kgb nella vita politica italiana». «Scaramella - è la secca conclusione di Gordievsky - è il classico ingenuo un po’ sciocco, tipica vittima di manipolazioni». Insomma, Limarev avrebbe avvelenato i pozzi dell’informazione. Spacciando menzogne a destra e a sinistra: a Scaramella come alla Repubblica che l’avrebbe utilizzato per attaccare Guzzanti e la Mitrokhin proprio nel momento in cui il senatore si trovava fra le mani il discusso video di Aleksandr Litvinenko. Il filmato, girato in febbraio, in cui Scaramella inquadra con la sua telecamera Litvinenko, poi morto dopo essere stato avvelenato col polonio in un sushi bar di Piccadilly, e Litvinenko scandisce le seguenti parole: «Il generale Trofimov, ex pezzo grosso del Kgb, mi disse che Prodi era “un nostro uomo”». Quel dialogo è stato rilanciato lunedì scorso dalla Bbc e da Itv, subito rimbeccate da una nota del portavoce di Prodi: «Stupisce che televisioni di cui si è sempre sottolineata l’autorevolezza diano ancora ascolto a notizie false, a fonti improbabili e ad avventurieri della notizia».
Per la cronaca, in questa storia non è solo l’intervistato a essere morto dopo aver sorseggiato un tè al polonio, ma anche la sua fonte: Trofimov è stato ucciso nel 2005 a colpi di kalashnikov. Difficile, come si vede, orientarsi nel gioco di luci e ombre, verità, mezze verità e bugie travestite; ma, secondo l’Ansa, nell’intervista a Moskovski Komsomolets, Gordievsky butta lì un’altra sconcertante osservazione: «È un incubo quello che sta succedendo in Italia! Fino a 250 spie sono state trovate lì, fra le quali - aggiunge a sorpresa Gordievsky - forse il primo ministro Prodi». E non è chiaro se Gordievsky si riferisca al solito video di Litvinenko, ritenuto da Palazzo Chigi una montatura, o ad altre fonti. Peraltro non precisate. Il ritratto di Limarev si sposa però con quello di altre pubblicazioni russe - in particolare la vita di Limarev uscita in Russia nel 2002 - che spiegano come il fantomatico agente abbia romanzato la propria biografia per acquistare credibilità nel mondo degli 007.