Sme, Berlusconi assolto: non ha commesso il fatto. "Erano 12 anni che aspettavo"

La Corte d'Appello di Milano conferma il verdetto del primo grado: doppia assoluzione. Una vicenda giudiziaria durata 12 anni si chiude felicemente per il Cavaliere. Che commenta: &quot;Finalmente giustizia è fatta&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=174125">Le reazioni politiche</a></strong>

Milano - Doppia assoluzione in appello dopo 12 anni di processi. I giudici della seconda corte d’appello hanno assolto Silvio Berlusconi dall’accusa di corruzione in atti giudiziari per i 434 mila dollari che da un conto Fininvest sono finiti al giudice Squillante attraverso Cesare Previti. Per questo capo d’accusa l’assoluzione, in base all’articolo 530 comma 2 (la vecchia formula dell’insufficienza di prove) è nel merito per non aver commesso il fatto. In primo grado Berlusconi per questo campo di imputazione era stato prosciolto per prescrizione grazie alla concessione delle attenuanti generiche. Per quanto riguarda invece il capo di imputazione sui 100 milioni di lire passati dal conto di Pietro Barilla al giudice Squillante, i giudici hanno confermato l’assoluzione come in primo grado perché il fatto non sussiste.

Berlusconi: "Sono 12 anni che aspetto" "Era ora che si facesse un pò di giustizia, sono 12 anni che aspetto ed è arrivata solo ora, non ne potevo più...". Con queste parole, secondo quanto riferito da chi era con lui ad Arcore, Silvio Berlusconi ha accolto la notizia della sentenza di assoluzione al processo Sme. "Sono profondamente commosso - avrebbe aggiunto il leader di Forza Italia - ma quanto mi hanno fatto soffrire". Sono da poco passate le 15 quando l’ex premier riceve la telefonata del suo avvocato, Gaetano Pecorella. "Grazie, grazie Gaetano", gli ha detto Berlusconi. "Ne ho passate tante - avrebbe aggiunto secondo il resoconto di chi era presente nella villa di Arcore - ma questa volta sono profondamente commosso. Sono 12 anni che aspetto giustizia ed ora, finalmente, è arrivata anche se con così tanto ritardo. Dopo oltre duemila e duecento udienze era ora che si facesse un po' di giustizia. Non ne potevo davvero più...", avrebbe aggiunto senza nascondere l’emozione. Soddisfatto dunque, ma anche turbato per i tempi di una giustizia "troppo lenta". "Guardate quanto mi hanno fatto soffrire", avrebbe commentato l’ex premier, sottolineando che a differenza di altri cittadini lui ha i mezzi per difendersi. Questa giustizia, avrebbe concluso Berlusconi, va "riformata perché non ci possono volere 12 anni" per arrivare a una sentenza di assoluzione.

Le reazioni L'avvocato Gaetano Pecorella, uno dei due legali del Cavaliere insieme a Niccolò Ghedini, dice che "Berlusconi si è commosso dopo la lettura della sentenza". "Poi per un uomo che per 12 anni è stato nel mirino e che è stato accusato mille volte, posso dire che oggi era emozionato" ha commentato Pecorella. "Soddisfazione" anche da parte di Ghedini. "Quello che si è appena concluso è stato un processo che ha inciso sulla vita politica italiana, soprattutto perchè vi era una grande pervicacia da parte dell’accusa a portare avanti il procedimento" continua Ghedini. "In una situazione normale un procedimento di questo tipo non sarebbe nemmeno arrivato all’udienza preliminare". Il presidente di Forza Italia ha sentito poco dopo anche il suo portavoce Paolo Bonaiuti che racconta: "Il presidente è sereno, perché la sentenza non poteva essere diversa. Ha sempre detto che non riusciva a capire il motivo di questa accusa nei suoi confronti. L’ho trovato tranquillo".

Il processo di primo grado Nel processo di primo grado erano due i capi di imputazione a carico di Berlusconi. Per quello riguardante la presunta corruzione per ottenere la mancata vendita della Sme dall’Iri alla Cir di Carlo De Benedetti e per la corruzione del giudice Filippo Verde, Berlusconi era stato assolto nel merito e non era stato presentato ricorso in appello. Riguardo invece alle accuse contenute nel primo capo d'imputazione, Berlusconi era stato assolto per "non aver commesso il fatto" per un bonifico da 100 milioni di lire partito da un conto di Pietro Barilla (che partecipava alla cordata Iar con Ferrero e Fininvest) e arrivato al capo dei gip romani Renato Squillante, mentre era stato prosciolto per intervenuta prescrizione (grazie alla concessione delle attenuanti generiche) in relazione al bonifico da 434 mila dollari, partito da conti esteri riconducibili a Fininvest, passato dal conto ’"Mercier" di Cesare Previti e arrivato ancora a Squillante. Per questo capo di imputazione la procura generale aveva presentato appello, chiedendo di rivalutare sia l’assoluzione nel merito per il bonifico Barilla che la concessione delle attenuanti generiche a favore dell’imputato, grazie alle quali erano scattati i termini per la prescrizione.