Sme, la Cassazione spiega l’autogol del Pool

Stefano Zurlo

da Milano

I giudici della Cassazione hanno creduto a Stefania Ariosto e ai suoi racconti. Per questo hanno deciso di spostare a Perugia il processo Sme, di fatto affondando undici anni di indagini e di dibattimenti. Sono loro stessi a spiegarlo nelle motivazioni del verdetto, pubblicate a tempo record, a soli sei giorni dalla sentenza che aveva annullato le condanne di Previti, Squillante, Pacifico. «Risulta in modo pacifico dagli atti - scrive la Suprema corte - che, secondo le dichiarazioni poste a cardine essenziale dell’accusa, rese dalla teste Ariosto in sede di indagini preliminari» fra le «erogazioni in denaro contante contestate nel capo d’imputazione, e costituenti una componente essenziale della reiterazione remunerativa a favore del magistrato a libro paga, ve ne furono sicuramente due, constatate de visu dalla teste, localizzate in modo preciso e univoco a Roma (rispettivamente nella casa di Previti in via Cicerone e presso il Circolo Canottieri Lazio)».
Previti, secondo il teste Omega, avrebbe pagato almeno due volte nella capitale l’allora capo dei gip di Roma Renato Squillante. Questi flash dunque permettono di ricostruire se non tutta «almeno una parte dell’azione penalmente rilevante» e quindi, in base alla prima regola suppletiva prevista dall’articolo 9 del codice di procedura penale, di assegnare a Perugia il fascicolo. Milano ha individuato «correttamente» l’accusa di corruzione ma ha fatto male a tenere il dossier.
Riassume l’avvocato Giorgio Perroni, difensore di Previti: «I giudici di Milano hanno utilizzato due pesi e due misure pure con l’Ariosto perché da un lato l’hanno ritenuta attendibile nel merito delle accuse lanciate, dall’altro però non hanno tenuto in minima considerazione le parole della signora in riferimento alla competenza».
La Cassazione non fa sconti a nessuno e ricorda che le «norme sulla competenza» hanno «un rilievo costituzionale»: «la precostituzione per legge del giudice naturale (articolo 25 della Costituzione) è una essenziale garanzia dell’indipendenza del giudice e della libertà dei cittadini». Tocca allora al Guardasigilli Clemente Mastella difendere i giudici di Milano: «Il fatto che la Cassazione sia stata di diverso avviso riguarda quella che possiamo chiamare la fisiologia del processo. E non è motivo di scandalo».
Le pagine scritte dalla Cassazione diventano un pilastro per Cesare Previti, pronto a presentare alla Suprema corte un ricorso straordinario per «errore materiale o di fatto» commesso dalla stessa Cassazione. In pratica, il tema della competenza potrebbe diventare un argomento dirompente per ottenere l’annullamento della condanna, definitiva, a 6 anni per la vicenda Imi-Sir, sovrapponibile al caso Sme. È lo stesso Previti a spiegarlo alla Giunta per le elezioni della Camera e a proporre una sospensione della procedura di decadenza da parlamentare. Poi in aula irrompono le motivazioni e il deputato chiede lo slittamento di un mese: «Sto preparando il ricorso, aspettate a decidere».