Dalla Sme alla Cirio, quelle vendite in saldo

Il presidente del Consiglio Romano Prodi, nelle vesti di presidente dell’Iri, è stato protagonista di numerose privatizzazioni che oltre a far discutere per le modalità d’esecuzione sono state oggetto di accertamenti e inchieste (tutte archiviate) da parte della magistratura. La più nota è quella relativa alla vendita della Sme, colosso agroalimentare, con il primo tentativo di svendere a Carlo De Benedetti bloccata poi da altre offerte più vantaggiose (497 miliardi delle Buitoni-De Benedetti contro i 600 della cordata Barilla, Ferrero, Conservitalia e Finivest nonché quella vincente la gara di fatto della Cofima spa per 620 miliardi). Sulle svendite successive di Italgel, Cirio, Bertolli e Gs, contrariamente alle indagini archiviate dei magistrati della Procura di Roma, vi sono stati accertamenti da parte della Procura di Salerno espletati dal pm Raffaele Donnarumma che accertò mediante perizie l’esatto contrario di quanto sostenuto nell’inchiesta capitolina. Quanto alla vendita della Italgel effettuata alla Nestlé, stando agli accertamenti del superperito Renato Castaldo, risultò una sproporzione enorme tra il prezzo di vendita e quello accertato (per 380 miliardi).

Per quanto riguarda la Cirio-De Rica-Bertolli il danno per lo Stato fu quantificato in 1.070 miliardi poiché il prezzo effettivamente pagato fu di 300miliardi e rotti. Quanto alla vendita della Gs a Benetton il danno calcolato sempre dalla Procura di Salerno fu di oltre tremila miliardi di vecchie lire. Quindi il totale della perdita avuta con la vendita della Sme, attraverso lo «spezzatino» dell’azienda smembrata in varie finanziarie, per i contribuenti fu di oltre settemila miliardi.