Sme, «processo» ai Pm di Milano Il Polo accusa: inchieste illegittime

Dopo la vittoria di Previti in Cassazione la Cdl attacca: «Grave spreco di denaro, si accerti la colpa dei magistrati». Di Pietro insiste: «Il deputato è stato condannato»

Marianna Bartoccelli

da Roma

«Si sapeva che era competenza del tribunale di Perugia. Per accertare questo fatto ci sono voluti dieci anni. C’è stato un uso selvaggio della giustizia da parte politica». Ha gioco facile Fabrizio Cicchitto, dopo la sentenza della Cassazione che annulla dieci anni di processo Sme, a ripetere ancora una volta le sue accuse alla Procura di Milano. «Si è impadronita di un processo che non era suo e adesso la Cassazione sancisce che sono stati 10 anni inutili. Dieci anni non solo di giustizia - aggiunge il coordinatore nazionale di Forza Italia - ma di polemiche politiche violentissime, perché la Procura di Milano fece anche politica e ci furono settori politici della sinistra che cavalcarono questa istruttoria». Risponde con un no comment il presidente della Corte d’appello della città meneghina,che nei mesi scorsi condannò in secondo grado Cesare Previti e che da ieri deve fare i conti con una sentenza che colpisce pesantemente il lavoro dei giudici milanesi: «Non commento la sentenza della Cassazione, le sentenze vanno sempre rispettate, che vadano in un senso o nell'altro», si limita a dire Erminia La Bruna. Ci prova invece a difendere gli ex colleghi, l’attuale ministro per le infrastrutture Antonio Di Pietro: «È durata dieci anni perché Previti l'ha tirata lunga. Su questa questione non è solo la Procura di Milano che ha deciso: hanno già deciso i giudici di primo grado, di secondo grado ed è stato condannato». «Non vorrei - ha aggiunto Di Pietro nel corso di un programma televisivo - che si scambiassero i ruoli: Previti condannato era e condannato è. E nonostante sia stato dichiarato decaduto con sentenza penale passata in giudicato, sta ancora in Parlamento».
La Cassazione ha dato ragione non soltanto ai legali di Cesare Previti ma anche ai tanti politici del centrodestra che hanno sempre sostenuto come il processo Sme spettava a Perugia: «Erano dodici anni che lo dicevamo ed ora è stata resa veramente giustizia», ricorda Antonio Leone, vicecapogruppo vicario del gruppo di Fi alla Camera. E aggiunge: «Chi paga i costi d'indagini e processi apertamente illegittimi?».
Sulle colpe dei magistrati interviene Michele Saponara, consigliere laico del Csm in quota Cdl: «Bisognerà accertare il grado di colpa dei magistrati milanesi», ha detto. «La responsabilità dei magistrati in sede disciplinare e civile presuppone una colpa non scusabile - ha spiegato Saponara intervistato da Radio Radicale - quindi bisognerà accertare che grado di colpa avrebbero avuto i magistrati, anche perché nel frattempo la stessa corte di Cassazione aveva seppur tenuamente avallato in un certo senso il comportamento dei magistrati di Milano». Secondo Saponara, «fin dai primi atti processuali abbiamo lanciato il dubbio dell'incompetenza dell’autorità giudiziaria di Milano. Oggi che la Corte di Cassazione ha accolto le nostre doglianze siamo contenti. Certo, dispiace constatare che si sono persi undici anni e tanto, tanto denaro». Per Lanfranco Tenaglia, deputato della Margherita, «si tratta in ogni caso di una grave sconfitta del sistema giudiziario, perché la probabile prescrizione dei reati impedirà l'accertamento della verità, e ai cittadini di conoscere se vi furono gravi atti di corruzione di magistrati». Nel centrosinistra una voce diversa quella di Enrico Buemi, responsabile giustizia Rosa nel pugno che attacca innanzitutto il ministro Di Pietro. «Invece di invocare le dimissioni di Previti, semplice ululato alla luna da parte del ministro delle Infrastrutture, è utile osservare - afferma Enrico Buemi - che la corte di Cassazione ha cassato completamente la forzatura interpretativa della Procura di Milano, che riteneva essere di sua competenza l’azione penale sui fatti Sme, contrariamente a quanto la legge indica rispetto al giudice naturale nei processi riguardanti anche magistrati. C’è ancora un giudice a Berlino, anzi in Italia». Da Milano intanto si dicono pronti a mandare gli incartamenti a Perugia, ma da più parti si fa rilevare che il nuovo processo Sme non dovrebbe avere in realtà mai inizio. Grazie alla legge ex Cirielli, i fatti di cui sono accusati Cesare Previti, Renato Squillante e Attilio Pacifico, dovrebbero essere già prescritti dal 2001.