«Smentite le Cassandre Abbiamo reagito e c’è stata la svolta»

Berlusconi: «I segnali di ripresa inducono a ristabilire quel clima di fiducia essenziale alle famiglie e alle imprese». Ma la sinistra fa a gara per fingere che tutto vada sempre male

Antonio Signorini

da Roma

La «svolta» c’è stata. E sono state smentite le «Cassandre del tutto va male», chi cioè in questi mesi ha dato per spacciata la nostra economia. Il commento del premier Silvio Berlusconi a quel più 0,7% nella crescita del Pil che ci porta ufficialmente fuori dalla recessione è arrivato tre ore dopo l’uscita dei dati Istat. Una dichiarazione netta, a dimostrazione del fatto che Palazzo Chigi crede che l’Italia si trovi di fronte a una ripresa reale dell’economia e non a una fiammata effimera o a un’inversione di tendenza tardiva che non avrà effetti alla fine dell’anno. È la dimostrazione - ha scritto il presidente del Consiglio nella dichiarazione ufficiale - «che l’economia tiene, che gli italiani sanno reagire e stanno reagendo». Per Berlusconi i segnali di ripresa ci sono «ed inducono a ristabilire quel clima di fiducia che è essenziale per le famiglie e per le imprese. La svolta c’è stata e la crescita appare a portata di mano nonostante il quotidiano tentativo di una sinistra catastrofista e distruttrice di creare un clima pessimista, con il supporto di molti media e con il risultato di frenare i consumi e gli investimenti».
Il Cavaliere, in privato, ha usato toni ancora più critici nei confronti di chi non ha creduto nella ripresa. «Ho avuto sempre tutti contro. Tutti mi hanno dato addosso, ma alla fine si è visto: avevo ragione io, la ripresa c’è», ha detto ai collaboratori che lo hanno accompagnato a villa La Certosa, la residenza estiva di Porto Rotondo. «L’ho sempre sostenuto - ha aggiunto - gli italiani non badano alle profezie di sventura della sinistra e quando si rimboccano le maniche dimostrano che alla fine vince chi reagisce». La «svolta», insomma c’è stata anche se questo non significa «che tutto stia andando meravigliosamente bene».
Positivi anche i commenti dei ministri e degli altri esponenti dell’esecutivo e della maggioranza mentre nel centrosinistra sono prevalse letture prudenti e inviti a non lasciarsi andare al trionfalismo. Motivi di ottimismo ci sono. Secondo l’economista di Forza Italia e consulente di Palazzo Chigi Renato Brunetta ora è «alla nostra portata» l’obiettivo di crescita fissato dal Dpef, cioè l'1,5 per cento. Per il ministro delle Politiche agricole Gianni Alemanno «l’economia italiana è ancora vitale nonostante le potenti sfide che vengono dal mercato globale». Sono «dati positivi, importanti ottenuti anche grazie alle iniziative del governo», ha aggiunto il ministro del Welfare Roberto Maroni. Da tutti arriva comunque l’invito a fare di più e cavalcare l’onda della ripresa già con la Finanziaria che il governo approverà in autunno. Servono «interventi a sostegno del mondo produttivo, in particolare con una significativa riduzione strutturale del costo del lavoro», ha auspicato Maroni. Una Finanziaria «robusta», ha aggiunto il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi, accompagnata da decisi «interventi di liberalizzazione». La manovra, secondo il viceministro al Commercio estero Adolfo Urso, dovrà favorire «le imprese esportatrici che dimostrano di essere l'avanguardia del sistema economico italiano».
Tra le parti sociali, i commenti più favorevoli sono arrivati dai commercianti. Confcommercio parla di un segnale «decisamente incoraggiante e sorprendente». In ogni caso, ha aggiunto il presidente Sergio Billè, «ora è urgente poter cogliere al volo questa opportunità» concordando misure di sostegno al turismo. Ottimista il segretario della Uil Luigi Angeletti: «Se continua così, possiamo dire che le cose stanno migliorando». Più prudenti Cisl e Uil. Sbagliato l’entusiasmo per il segretario del sindacato cattolico Savino Pezzotta, secondo il quale «l’economia è ancora ferma». Per la Cgil Carla Cantone dice di non essere una «Cassandra pentita» e Marigia Maulucci rincara la dose dicendo che è «irresponsabile» dire che la recessione è finita.
Diverse le valutazioni delle opposizioni. Cauti i Ds con il responsabile industria Cesare De Piccoli che prende atto della «frenata» registrata dalla recessione. Il dato, ha aggiunto l’ex ministro Pier Luigi Bersani, è «più di quello che ci si aspettava, ma ben meno di quello che ci vorrebbe». Critiche più aspre dalla Margherita. Per il deputato Lettieri il fatto che si esulti per il dato Istat «dà l'idea di quanto il nostro Paese con la destra al governo sia scivolato in basso».
Decisamente più caustiche le reazioni della sinistra radicale. Per Oliviero Diliberto del Pdci si tratta comunque del «fallimento della politica economica del governo» mentre il verde Pecoraro Scanio definisce la soddisfazione espressa dal centrodestra «il ruggito del coniglio che si aggrappa agli “zero virgola”».