Smentiti gli antiproibizionisti: «Anche gli spinelli fanno male»

Sa fare autocritica platealmente e bocciare le proprie campagne con tanto di scuse verso i propri lettori. E molti politici italiani, specie gli antiproibizionisti, dovrebbero imitare l’Independent in fatto di cannabis. Il giornale inglese, l’altro giorno, ha rotto il fronte dell’antiproibizionismo: ha ammesso il suo macroscopico errore quando nel ’96, con una massiccia campagna stampa aveva spinto il governo a declassare la marijuana a droga di serie C.
Ora denuncia all’opinione pubblica che la cannabis, 25 volte più forte di quella in circolazione dieci anni fa, danneggia il cervello. Circa 22mila persone, la metà dei quali minorenni, si sono sottoposte lo scorso anno a terapia di disintossicazione e i medici hanno concluso che questa droga può essere dannosa come la cocaina e l'eroina, con possibili gravi problemi mentali per gli adolescenti, come gli stati psicotici. E mentre in Inghilterra si sta facendo retromarcia, in Italia si tenta di sminuire la gravità dell’uso personale dell’hashish. Un atteggiamento che gli esperti considerano sbagliato e pericoloso. «Aumentare la dose personale senza conseguenze penali è un errore, è un cattivo messaggio politico che si dà ai giovani. È come dirgli che fumare 20 o 40 spinelli è la stessa cosa, che non cambia niente. Invece non è vero, non è affatto così. Stiamo andando nella direzione sbagliata, dovremmo scoraggiare questa abitudine che invece sta diventando la normalità». Il professor Silvio Garattini, direttore dell’istituto farmacologico Mario Negri, non concede sconti e lancia un messaggio al governo, al ministro della Salute, alla società intera. «Bisogna trasmettere ai giovani un messaggio forte, attraverso una grande campagna nazionale che coinvolga i politici, insegnanti, genitori. È necessario dire alle nuove generazioni che non c’è bisogno di ricorrere alla droga per essere brillanti e riuscire a reggere fino alle sei del mattino in discoteca, nella vita si può fare dell’altro. La droga fa male, a cominciare dagli spinelli, perché si comincia così e poi spesso si finisce nella cocaina e eroina».
L’esempio inglese deve far scuola. «Ha fatto bene l’Independent, la sua è stata una retromarcia dovuta. Quel giornale aveva fatto una grande propaganda per rendere normale l’uso del cannabis e per fortuna ha dato ascolto alle ultime ricerche mediche. L’uso della cannabis non è privo di rischi, crea dipendenza. In particolare, fumare nel periodo giovanile, dai 14 ai 16, può portare a gravi psicosi e a depressioni. Ancora più insidiose perché non si manifestano immediatamente, ma a distanza di tempo». Garattini conferma che i nuovi preparati della cannabis contengono una dose massiccia del principio attivo che aumenta il pericolo di salute mentale in caso di prolungato uso. «Le droghe leggere non esistono, questo è un termine di cui si abusa. Bisogna stare molto attenti a dire che lo spinello non fa male, chi lo sostiene si assume una grande responsabilità».