«Smentito chi ci accusava di bloccare la giustizia»

L’esponente Pdl: «È la soluzione migliore per accelerare il lavoro delle toghe. L’opposizione voterà no? Ogni scusa è buona per urlare»

da Roma

Onorevole Ghedini, il governo cambia le norme blocca-processi e per il vicepresidente del Csm, Mancino, questa è la prova che aveva ragione il Consiglio a criticarle.
«Invece, aveva torto. Perché si sosteneva che il governo voleva un provvedimento che avrebbe portato alla paralisi dei processi, mentre abbiamo dimostrato di essere aperti a soluzioni anche diverse con l’unico obiettivo di accelerare la celebrazione dei procedimenti, soprattutto di quelli più gravi e urgenti».
Ma secondo il Csm le modifiche fatte riguardano proprio i punti contestati.
«Non credo proprio che il parere del Consiglio abbia alcun merito nella riformulazione del provvedimento. È stato un lavoro portato avanti dal ministro Alfano e dal suo ufficio legislativo per cercare la soluzione migliore».
Dunque, le priorità nei reati da perseguire non vengono più stabilite dal Parlamento ma suggerite ai capi degli uffici che potranno regolarsi liberamente.
«Sempre per velocizzare i processi, la prima norma indica i reati più gravi e di maggiore allarme sociale da perseguire, per i quali i processi non vanno sospesi. E prospetta criteri da tener presente nei ruoli d’udienza, lasciando però alla magistratura di decidere in piena autonomia».
La seconda norma riguarda, invece, i processi da bloccare.
«Questa è la vera novità, perché i capi degli uffici giudiziari potranno valutare di sospendere, al massimo per 18 mesi, tutti i processi coperti da indulto e dunque con pena non superiore ai 3 anni. Insieme, viene sospesa anche la prescrizione e data alle parti la possibilità di rivalersi in sede civile, con termini a comparire ridotti della metà».
Insomma, alle toghe non si impone più nulla dall’alto, come chiedeva l’Anm.
«Si consente una maggiore flessibilità ai capi degli uffici. Non essendoci un automatismo legato alla tipologia dei reati e al tetto di pena ci sarà un’assoluta discrezionalità per stabilire le priorità a seconda delle diverse esigenze, da Milano a Palermo. Ma questo serve anche ad aumentare la responsabilizzazione: non si avranno più scusanti come il carico di lavoro per gli eccessivi ritardi».
Contate sulla collaborazione dell’opposizione?
«Sarebbe un atto dovuto, ma vedo già che il ministro ombra del Pd, Tenaglia, ora dice che c’è troppa discrezionalità dei magistrati, mentre prima lamentava il contrario. Sembra la favola del lupo e dell’agnello, ogni scusa è buona per fare un’opposizione urlata e non propositiva».
Quale dev’essere, secondo lei, il prossimo passo per migliorare il sistema giustizia?
«Inizieremo le grandi riforme cui abbiamo già lavorato nella scorsa legislatura e che sono nel nostro programma. So che il ministro Alfano è già molto avanti nel lavoro su codice penale, codice di procedura penale, codice di procedura civile e diritto fallimentare. E in una riforma sistematica ci vuole anche quella del Csm, sezione disciplinare compresa».
Perché bisogna cambiare il Csm?
«Oggi non svolge il compito che gli assegna la Costituzione. Il suo ruolo dovrebbe essere quello di far funzionare la magistratura, invece di tutelare la categoria. La Costituzione è molto chiara in questo, ma la prassi è diversa. Vedo che anche oggi (ieri, ndr) il Csm interviene per difendere i magistrati di Milano, criticati da Berlusconi per il caso Mills».
E condanna gli attacchi «denigratori» del premier nelle pratiche a tutela del pm e del presidente del tribunale Gandus, proprio mentre si decide sulla ricusazione che avete presentato, come legali di Berlusconi.
«Ecco, il Csm farebbe meglio ad aprire meno pratiche a tutela dei magistrati e più pratiche a tutela dei cittadini, perché questa giustizia domestica diventa sempre più insopportabile».
Che modifiche suggerisce?
«Bisogna intervenire sui criteri di composizione del Csm e sulla sezione disciplinare. E delimitare meglio i criteri dell’autogoverno, perché tra i compiti del Consiglio non c’è quello di fare politica».