Smeraldi e chiffon per fare colpo sul giovane maestro

Javarone: «Trentenne magnifico, fa già impazzire le signore». Dompé: «È la festa dei milanesi»

Paola Bulbarelli

È ancora la prima della prima. L’anno scorso era il fatidico e atteso passaggio dagli Arcimboldi all’insostituibile «vera» Scala ristrutturata, nuova di zecca. Questa volta si tratta di un altro cambiamento, radicale e inaspettato, quale poteva essere una prima senza il maestro Riccardo Muti. Ai posteri l’ardua sentenza, dopo aver ascoltato l’Idomeneo di Mozart di dopodomani. Non sembrano per nulla scontente le dame che alla Scala rappresentano quasi dei pilastri tanto quanto le colonne portanti del teatro, frementi dalla voglia di vedere dal vivo il bel Daniel Harding, considerato uno dei più brillanti direttori d’orchestra della nuova generazione. E per lui, che ama Frank Sinatra e Britney Spears, si sono date da fare per presentarsi al meglio all’appuntamento più atteso dell’anno. Le sarte sono già all’opera da diversi mesi con ricami e pizzi da applicare a quelli che sono gli abiti più impegnativi della stagione. E che solo qui vengono esibiti come dei trofei. «Questa è la festa della città e dei milanesi – dice convinta Gabriella Dompè, che quest’anno ha scelto un abito color tortora e soprabito in tinta di Lorenzo Riva con abbinati gioielli “poveri” di Pennisi -, per questo c’è tanta cura nella scelta del vestito. Pensi che quando mia madre si preparava per la Scala stavo ad ammirarla per ore e poi mi facevo accompagnare fino alle transenne». È cambiato qualcosa nel tempo? «Nulla - sostiene -. La prima ha un fascino inalterato. Per i miei vestiti so di essere ammirata e criticata. Non sono provocante ma nemmeno minimale». Eppure le sue scollature abissali, finiscono spesso e volentieri su molti rotocalchi popolari. «Certo non sono mai monacale - ammette -, ma scelgo anche in base a ciò che piace a mio marito. E a proposito dell’opera, sono sicura che sarà un grande successo, mi dicono che il maestro Harding sia fantastico».
Si associa al pensiero anche Daniela Javarone. «Aria nuova alla Scala, aria di rinnovamento – incalza la presidente degli Amici della Lirica - questo magnifico trentenne dalla bellezza rara, fa già impazzire le signore». Ma allora è vero che le dame del bel mondo pensano al nuovo direttore per la scelta delle mise? «In parte sì - confessa -. Vogliamo andarlo a salutare. Indosserò un completo di Fausto Sarli: pantalone di chiffon nero con giacca in broccato oro dal collo scultura. E poi un gioiello studiato apposta per la giacca da Fulvio Maria Scavia, un girocollo di zaffiri, smeraldi e brillanti con un pendente incredibile, uno smeraldo di 50 carati». Vestirà Sarli anche Laura La Russa, sempre ammirata sia per la sua avvenenza che per la scelta pacata degli abiti. Questa volta sarà in bordeaux, lungo, di seta, tagliato stile impero con il corpetto interamente ricamato. E solo gioielli di famiglia. «Sono un po’ dispiaciuta che siano tutti stranieri, dal direttore al regista allo scenografo – spiega -. Mi sembra comunque che ci siano tutti i presupposti per una serata straordinaria. Le dichiarazioni del maestro mi sono piaciute molto, quasi umile, per nulla altezzoso». Un carattere internazionale che piace a Paola Ferrari De Benedetti, che arriverà vestita da Roberto Cavalli: «È un cambiamento non da poco dopo i diciannove anni di Muti. Un motivo in più per esserci. Se posso, assistere alla prima è un lusso dell’anima e della mente che non mi faccio mancare».
Guarda più alla sostanza che all’apparenza anche Marinella Di Capua, che indosserà un completo di Renato Balestra appositamente studiato per i gioielli di De Grisogono (rubini sangue di piccione e diamanti bianchi e rosa). «Penso sia la prima dell’attesa - sostiene -: l’attesa di vedere all’opera questo giovane maestro preceduto da una fama incredibile e l’attesa dell’Aida dell’anno prossimo diretta da Chailly». Esce dal coro Lella Curiel, stilista per eccellenza della prima e che vestirà Donatella Bozzetti (in pizzo e raso nero drappeggiato) e Marina Sirtori (velluto e chiffon color rubino). «Spero che questo nuovo sovrintendente con orgoglio, nazionalismo e senso del bello alla francese, riporti la Scala agli antichi fasti - afferma Curiel -. La Scala, purtroppo, non è più quella di una volta, non c’è più l’entusiasmo e il fermento di un tempo. Per esempio, non si fa più il vestito della prima, fino a tre quattro anni fa ne preparavo almeno dieci. È diventata una serata istituzionale e non più della borghesia, destinata a ministri, sindaci, sottosegretari, presidenti di grandi aziende. La Scala portava tanto lavoro per tutti: sarti, calzolai, parrucchieri. Chi ama l’opera come me ha il suo turno. E amo sempre la Scala tanto che nel mio negozio di corso Matteotti non ho potuto che fare la vetrina con una gigantografia del teatro più bello del mondo».