Lo smog fa paura, ma il ticket ancora di più

Anziché punire chi inquina, il 60 per cento del campione chiede incentivi per chi vuole acquistare auto pulite. Non cala la concentrazione di Pm10 nel capoluogo: in via Juvara registrati 122 milligrammi al metro cubo

Lo smog fa paura. Anzi molta paura, ma il ticket non convince per nulla i milanesi e i residenti dell'hinterland. Otto su dieci temono l'inquinamento, ma sette su dieci non sono per nulla convinti che un pedaggio d'ingresso in città possa essere una misura efficace per tentar di risolvere il problema. Anche perché i mezzi pubblici sono «inadeguati» e non certo paragonabili a città europee come Londra e Parigi. Considerazioni che spingono il 72,5 per cento degli automobilisti a considerarlo solo una nuova tassa, «anche se mascherata da buoni propositi». La ricetta giusta? Meglio «dare incentivi a chi inquina di meno, piuttosto che punire chi inquina di più». Fosse un esame, non ci sarebbe scampo. E, invece, per il momento siamo soltanto al malumore che emerge dal sondaggio commissionato dal Giornale allo studio Ferrari Nasi & Grisantelli che ha elaborato cifre e tabelle prendendo in esame un campione probabilistico a due stadi e 400 casi. Dopo quella (almeno parziale) dei partiti del centrodestra e l'insurrezione dei sindaci della cintura, arriva dunque un'altra bocciatura. Mitigata, però, da due dati da osservare con attenzione. Il ticket non è una tassa sul traffico, ma un modo per combattere lo smog che a Milano uccide e accorcia la vita più che altrove, hanno sempre ripetuto il sindaco Letizia Moratti e l’assessore alla Mobilità Edoardo Croci che ha steso il progetto iniziale. Un punto di partenza su cui tutti sono d’accordo, considerando il problema «gravissimo» (14,6 per cento), «grave» (33,2) e «abbastanza grave» (25,1). E allora perché i tanti dubbi? Forse il motivo sta (o sta anche) nel fatto che il 52 per cento dei milanesi non sa effettivamente di che cosa si stia parlando. C’è quindi sicuramente un difetto di comunicazione alla base della diffidenza. Non è detto che, una volta informati, gli automobilisti cambino idea.
Di certo, per eseprienza diretta, sanno bene di cosa si parla quando si discute di mezzi pubblici. E soprattutto quando si individua in essi la panacea per aria avvelenata e traffico impazzito. Il giudizio, al momento, è davvero impietoso. Per il 76,9 per cento sono «molto» o «abbastanza inadeguati», soprattutto se confrontati con città come Londra o Parigi. Nessuna fiducia, per di più, (otto su dieci) sulla possibilità che «anche se volesse rinnovare i mezzi pubblici, l’Atm sarebbe in grado di farlo entro febbraio». E un milanese su due, dovendo «pagare 2 euro per l’andata e ritorno con il mezzo pubblico», considera allora preferibile «pagarli per la macchina». Come se il solo fatto di pagare desse diritto a immettere gas di scarico nel naso e nei polmoni del nostro prossimo.
E il Comune? Palazzo Marino, puntano l’indice accusatore nove milanesi su dieci, «dovrebbe concentrarsi sul problema delle vecchie caldaie per il riscaldamento, più che sulle auto». Diviso esattamente a metà il campione interrogato sull’ipotesi che introdurre il ticket significhi consentire «solo ai ricchi di entrare in città». Ma molto più chiare le idee sulle misure migliori da adottare. Un consiglio? Tra il bastone e la carota, il sindaco farebbe meglio a scegliere la carota. Offrendo magari «forti incentivi ai cittadini per sostituire la macchina con una più nuova». D’accordo il 67,3 per cento, poco o per nulla convinto il 30,6. Anche se il 67 per cento non è convinto di «riuscire a comprare un’auto nuova entro febbraio». E, comunque, in sei su dieci sono convinti che sarebbe «più utile dare incentivi a chi inquina meno», invece di «punire chi inquina di più». Sorprendente, invece, la richiesta di maggior rigore per i ghisa. Alla domanda «invece di impedire alle auto di entrare, aiuterebbe molto che i vigili fossero severi con chi non rispetta le regole del traffico cittadino (auto in doppia fila, posteggi selvaggi, corsie preferenziali), a rispondere positivamente è addirittura l’82,8 per cento. Che la lezione dell’ex sindaco Gabriele Albertini abbia lasciato il segno?
Di certo cambia il primo cittadino, ma non cambia il male di Milano visto che non accenna a calare la concentrazione di polveri sottili in città. Anche due giorni fa, nonostante fosse sabato, i livelli di Pm10 sono rimasti ampiamente sopra la soglia di attenzione. In via Juvara sono stati registrati 122 milligrammi al metro cubo e 121 al Verziere. In provincia 83 ad Arese e 59 a Vimercate. Concentrazioni preoccupanti, dato che la soglia è fissata ad appena 50. E che ormai siamo all’ottavo giorno di sforamento.