Smoking e tuta: Zegna riparte dalla moda ibrida

Contrasti di tessuti e stili. E Robert De Niro sarà il testimonial del marchio da febbraio

Un gigantesco motivo a spina di pesce ricostruito ai piedi dei Sette Palazzi Celesti costruiti da Anselm Kiefer all'Hangar Bicocca di Milano come grandiosa metafora del cammino d'iniziazione spirituale che l'uomo deve pur fare nel tentativo di dialogare con Dio. «Un luogo speciale per un momento così speciale della mia vita» mormora tra se e se Alessandro Sartori nel backstage dando gli ultimi tocchi alla superba collezione Ermenegildo Zegna Couture presentata ieri sera nella vecchia sede della Pirelli trasformata in fondazione culturale che dal 2004 ospita l'installazione permanente del grande artista tedesco. Biellese Doc, 51 anni, Sartori torna a casa dopo 5 anni e mezzo passati a Parigi come direttore artistico di Berluti. Torna e oltre a sostituire Stefano Pilati alla direzione creativa della Couture, riprende nelle sue capaci mani la Z Zegna e la Zegna Sport: tutte le linee di abbigliamento e accessori prodotte dal potente Gruppo nato attorno allo storico lanificio di Trivero. Il suo ritorno è del tutto simmetrico alla nascita di un nuovo a tutto tondo che prevede una nuova agenda dietro all'organizzazione aziendale, nuovi macchinari giapponesi in grado perfino di tessere la pelle e soprattutto il nuovo modo d'intendere la moda maschile come ibrido tra sportswear e sartoriale, industria e artigianato. Le novità ti arrivano addosso a ciclo continuo mentre sfilano i 46 uomini scelti da Alessandro per rappresentare questo stile così moderno e al tempo stesso classico. Si passa da Ingo, 55 anni, di professione buyer, al giovanissimo Otto che forse non è nemmeno maggiorenne. In mezzo qualche modello, un fotografo di origine greca, uomini veri che riescono a camminare come professionisti della passerella anche grazie alle nuove scarpe che pesano come la più leggera delle sneaker anche quando sono costruite come pedule da montagna oppure come Derby senza lacci ma con la suola in pelle sigillata nel silicone e quindi antipioggia. Sopra c'è di tutto: pantaloni con l'elastico alla caviglia come quelli della tuta tagliati però in modo sartoriale, sahariane di pelle con le maniche imbottite, completi in lana imbottita di piuma con effetto matelassè, smoking in cashmere con un disegno jacquard che sembra broccato e tutto quel che potreste sognare in casentino fatto però in una sublime mischia di cashmere e alpaca. L'omaggio al lanificio si vede perfino nelle borse fatte come i libri dell'archivio. La gioia del designer è incontenibile al pensiero di utilizzare la pelle tessuta anche sui capi oltre che sugli accessori. Da oggi tutte queste meraviglie sono ordinabili su misura in nove negozi Zegna del mondo. Robert De Niro sarà da febbraio testimonial del brand. Insomma un ritorno in grande stile. «Alessandro è bravissimo» dicono perfino dalla concorrenza ovvero da Corneliani dove tutto è cambiato dalla proprietà (non più la famiglia ma il fondo d'investimenti Investcorp) al management passando per il modo di presentare la collezione: via Ipad, con quattro cortometraggi. Dire moderno è poco anche perchè a esser proprio sinceri le sfilate maschili dopo un po' ti sembrano una mandria di manzi che vanno su e giù non si cabisce bene per quale motivo. Dello stesso segno Jonofui, marchio risvegliato dopo un triennio di sonno e finalmente dotato di una costola maschile (JNF) più lussuosa e ricercata che mai. L'idea di fondo è vestire in tuta dal mattino alla sera, ma scordatevi le cose informi che un tempo si portavano in palestra: cashmere e cotone double, nylon e pelliccia, lana e ricami di cristallo. Molto carina e di nuovo ispirata alle nuove ibridazioni della moda la collezioni di Andra Pompilio con i quadretti delle camicie da boscaiolo che finiscono sul classico blazer e il ricamo di una testa di Sioux sul pullover in shetland. Formidabile il lavoro di Andrea Rosso, figlio di Renzo, per Myar, linea ispirata al mondo militare.