Smontato l’ultimo teorema. Così è finito il processo Sme

Milano, dopo 10 minuti di camera di consiglio l’assoluzione di Berlusconi: «Non c’è reato»

Milano - «Prosciolto perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato». Ci sono voluti più di dieci anni perché Silvio Berlusconi uscisse definitivamente incolume da una delle inchieste condotte con maggiore determinazione nei suoi confronti dalla Procura di Milano: quella per l’affare Sme. Già assolto in Cassazione dall’accusa di avere corrotto i giudici che nel 1987 bloccarono la vendita a Carlo De Benedetti della holding alimentare pubblica, ieri il Cavaliere è stato assolto anche dall’ultima costola processuale di quella vicenda.
Berlusconi era imputato di falso in bilancio per i fondi che, secondo la Procura, erano stati prelevati dai bilanci Fininvest per essere destinati ai giudici del caso Sme. Ma il tribunale milanese ha ritenuto che l’episodio rientrasse appieno nella nuova normativa sulla contabilità societaria approvata dal Parlamento nell’aprile 2002, che non considera punibili le alterazioni che non modificano «in modo sensibile la rappresentazione della situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società». E poiché nemmeno la Procura aveva mai contestato a Berlusconi di avere superato questa soglia, l’assoluzione è stata inevitabile. «Vale la pena di segnalare - dice Gaetano Pecorella, uno dei legali del leader di Forza Italia - che la previsione di questa soglia di punibilità è talmente ragionevole che anche l’attuale governo si è ben guardato dal modificarla».

Era il 4 dicembre 1997 quando i pubblici ministeri Ilda Boccassini e Gherardo Colombo notificarono a Silvio Berlusconi un invito a comparire accusandolo di avere manipolato la sentenza del tribunale di Roma che nel 1986 aveva annullato la vendita a De Benedetti della Sme, voluta dall’allora presidente dell’Iri Romano Prodi. Da allora si è innescato un lungo e complesso percorso processuale che ha generato tre diversi procedimenti. Il troncone che vedeva imputato di corruzione Cesare Previti si è concluso con la dichiarazione di incompetenza della magistratura milanese e il trasferimento degli atti a Perugia, dove il tutto è stato dichiarato prescritto nell’autunno scorso. L’accusa di corruzione a carico di Berlusconi è stata giudicata insussistente dalla Cassazione. Ora anche l’accusa di falso in bilancio per il Cavaliere viene a cadere.

A fronte di un iter così lungo, la giornata di ieri si chiude nel volgere di pochi minuti. Davanti al tribunale presieduto da Antonella Bertoja, il pm Boccassini conclude la sua requisitoria chiedendo che Berlusconi venga semplicemente prosciolto per prescrizione. I difensori Gaetano Pecorella e Nicolò Ghedini chiedono invece che l’ex presidente del Consiglio venga assolto con formula piena in base alla nuova legge. E basta una breve camera di consiglio al tribunale per accogliere questa tesi.
Commenta Ghedini: «Si tratta di una sentenza di assoluzione che arriva in ritardo, alla fine di un processo che la Procura e il Tribunale di Milano avevano fatto di tutto per evitare».

Immediate, come si può immaginare, anche le reazioni del mondo politico. «L’ennesima assoluzione del leader del centro destra prova l’ingiusta persecuzione giudiziaria di certe toghe rosse militanti che hanno fatto della giustizia un’arma politica impropria», dice il vicepresidente dei deputati di Forza Italia Isabella Bertolini. «Attendiamo ora le scuse per Silvio Berlusconi da parte di coloro che nel centrosinistra si definiscono garantisti a corrente alternata» commenta il deputato azzurro Mariastella Gelmini. Mentre per diversi esponenti del centrosinistra - tra cui Giovanni Russo Spena di Rifondazione, il verde Angelo Bonelli e Leoluca Orlando dell’Italia dei valori - l’assoluzione di Berlusconi non è che la conseguenza inevitabile di una legge ad personam.