Gli sms «proibiti» tra la pm e De Magistris

Massimo Malpica

Telefoni caldissimi dal 4 giugno del 2008 al 25 marzo 2009, nel pieno della guerra fra le procura di Salerno e Catanzaro. Ben 295 giorni di intensi contatti (quasi due al giorno in media) quanto, perlomeno, poco ortodossi. Ben 517 chiamate e 129 sms, alcuni anche in tarda serata. Sono quelli tra l’attuale sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, e il pm salernitano Gabriella Nuzzi, che quell’estate indagava sull’ex collega, sia come parte lesa (per le denunce sul «complotto catanzarese» presentate dall’ex magistrato) che come indagato, per le presunte irregolarità compiute nelle inchieste Poseidone e Why Not. A rivelare il curioso rapporto telefonico tra il pm salernitano e l’ex pm di Catanzaro, il primo «inquirente», il secondo a vario titolo (teste o indagato) oggetto delle inchieste di Salerno sono stati i carabinieri di Roma che hanno raccolto i tabulati e tenuto traccia dei messaggi scambiati tra i due nel periodo in cui la procura campana indagava sugli strascichi delle inchieste catanzaresi. Nel rimbalzo delle competenze il documento è finito a Perugia che senza troppo approfondire la querelle ha archiviato l’accusa ai pm salernitani e al neosindaco di Napoli di aver «convalidato surrettiziamente un’ipotesi di complotto che già si sapeva priva di ogni fondamento». Nel riconoscere una sorta di «buona fede» dei pm salernitani, il gip ammette però che qualcosa di strano effettivamente c’era. Per esempio, che «alla base del fumus delicti vi fossero innanzitutto le dichiarazioni» dello stesso De Magistris, anche se ciò «nulla toglie» alla possibilità che i pm campani «avessero maturato» il loro «determinato convincimento» sull’esistenza del complotto che portò alla perquisizione in procura a Catanzaro.
Ed è proprio in questa parte dell’ordinanza che il gip sfiora, ma sfiora appena, il tema scottante delle telefonate tra la Nuzzi e De Magistris, tra l’indagatore e l’indagato/parte lesa. Nell’escludere l’abuso di ufficio il giudice scrive che «in tale ottica appare privo di decisivo rilievo anche il fatto che nel corso del tempo il De Magistris, come emerge dall’analisi dei relativi tabulati, avesse avuto plurimi colloqui telefonici con la dottoressa Nuzzi, nel riferito quadro di contatti divenuti progressivamente informali, a seguito delle numerose convocazioni e delle numerose apparizioni in procura del magistrato denunciante». Niente che «osti» all’archiviazione, per il gip, che però concede come questi elementi potrebbero «semmai rilevare al di fuori della sede penale».
Per capirci, quanto a questi «contatti informali», parliamo di numeri ancora più vistosi e importanti di quelli «istituzionali», già sorprendenti per quantità. De Magistris è stato sentito ben 67 volte in procura. Quanto alle telefonate «prive di decisivo rilievo», per dirla col gip, l’ex pm e la pm Nuzzi hanno avuto più di seicento contatti. Normale? Solo la manifestazione di un rapporto che diventava, appunto, «informale»? Ed è normale questo scambio di telefonate tra colleghi soprattutto a ridosso di importanti atti di indagine? È normale che non si sia provveduto a verificare la localizzazione dei due pm attraverso le celle telefoniche? È normale che non si sia sentita l’esigenza di trascrivere gli sms per evitare che prendessero piede le ipotesi dietrologiche sulla presunta eterodirezione di De Magistris nelle indagini della Nuzzi nei confronti dei presunti cospiratori anti-De Magistris (poi effettivamente rinviati a giudizio su richiesta della stessa Nuzzi)?.
Seppure, come sembra suggerire il gip umbro, tra De Magistris e la Nuzzi nasceva una «amicizia» non più legata a questioni di lavoro, questa amicizia era opportuna in quel grado di intensità, e soprattutto in quel preciso momento storico, con quella guerra fra procure e quei veleni in circolo? Di quest’«amicizia» aveva parlato duramente il deputato del Pdl Amedeo Laboccetta in un’interrogazione parlamentare che si chiedeva come fosse stato possibile «che il dottor De Magistris, che ancora ne avvertiva la impellente necessità, sfogasse la sua paranoia investigativa con la dottoressa Gabriella Nuzzi in ben 65 incontri, anche a seguito di convocazioni orali? Ogni qual volta che era preso da ansia (come ha dichiarato il sostituto procuratore al Csm) si incontrava con la dottoressa Nuzzi. Evidentemente costei praticava e determinava, anche nei confronti del dottor De Magistris, una funzione rilassante e, come possiamo dire, distensiva (...). Il feeling creatosi tra i due è già sconvolgente (non può, infatti, ritenersi ammissibile che un cittadino denunciante, quantunque magistrato, si scelga il pm di riferimento) e deve avere dato la stura ad un rapporto di tipo particolare, evidentemente di grande intimità».
Chi si dice all’oscuro dell’intenso traffico telefonico è Luigi Apicella, ex procuratore capo di Salerno, superiore della Nuzzi. Rintracciato dal Giornale spiega: «Effettivamente di queste telefonate io, personalmente, non ne ero informato. Ricordo che c’era questa insistenza di De Magistris per fornire documenti e notizie sulle indagini che stavamo facendo, ma di questi contatti, ripeto, nulla ho mai saputo». E ancora. «Comunque il problema vero non è questo delle telefonate tra i due, sul quale io non potevo certamente a indagare, bensì sulle telefonate ben più gravi che i magistrati di Catanzaro facevano con gli indagati di Why Not e Poseidone. Questo è l’elemento da prendere in considerazione. Le persone offese cercano sempre di portare notizie per le indagini. Non capisco dove sia lo scandalo».