Un sms sbagliato Così l’errore allunga la vita

Era seduto in cucina in mutande. Da più di un'ora guardava fuori dalla finestra. Abitava al primo piano. Se non usciva sul terrazzino, non riusciva a vedere nemmeno una striscia di cielo. Quel pomeriggio non gliene importava niente del cielo. Aveva altro a cui pensare. Quando era bambino aveva mille sogni, come tutti i bambini. Non ne era rimasto in piedi nemmeno uno. Si erano spenti uno dopo l'altro, come candele consumate... scrittore, astronauta, esploratore, pilota, perfino grande chef. Adesso lavorava come guardia giurata davanti a una banca. Su e giù sul marciapiede, centinaia di volte ogni giorno. Conosceva ogni pietra dell'edificio, ogni macchia dell'asfalto, ogni particolare dei palazzi di fronte. Se li sognava la notte. Ma in quel momento non gliene fregava nulla della banca. Aveva altro a cui pensare.
Guardò la sua pistola appoggiata sopra il tavolo, accanto alla bottiglia di grappa. Vederla lì davanti era un sollievo. Si riempì di nuovo il bicchiere e finì la bottiglia. Non era ubriaco, si sentiva solo la testa un po' calda. Cercò di riprendere il filo dei pensieri. Era proprio alla banca che l'aveva conosciuta. Wanda. Capelli neri, lunghi, lisci. Lavorava agli sportelli. Carina, aveva pensato. Ce n'erano di più belle, in quella specie di manicomio. Wanda. Occhi neri che brillavano di luce. Un neo sul labbro. Piano piano gli era entrata nel sangue. E un giorno capì che l'amava. Wanda era diventata tutto ciò che non aveva mai avuto. Avendo lei, avrebbe avuto tutto. Sarebbe diventato un astronauta, uno scrittore, un pilota... C'era solo un piccolo inconveniente, pensò, con un sorriso amaro: lei non ne voleva sapere.
Bevve un sorso di grappa. Una mattina si era fatto coraggio e le aveva detto che l'amava, fissandola negli occhi. E lei era scoppiata a ridere. Aveva un sorriso magnifico, Wanda. Due manine grassottelle che veniva voglia di mangiarle. Un pomeriggio l'aveva aspettata fuori. Le aveva detto di nuovo che l'amava, e lei lo aveva guardato con le braccia incrociate sul seno. Non sento assolutamente nulla per te. Proprio così aveva detto. Non sento assolutamente nulla per te. Si era voltata e se n'era andata via. Per lui era stato come precipitare nel vuoto. Se lui fosse stato il direttore della banca, lo avrebbe rifiutato? Era solo una squallida questione di prestigio?
Si vuotò in bocca il bicchiere di grappa. Se non poteva avere lei non voleva avere più nulla. Ma lei non ne voleva sapere. Si sentiva prigioniero, e la pistola era la libertà. Ma lei doveva sapere. Si alzò barcollando e andò a prendere il cellulare. Si erano scambiati i numeri molto tempo prima, senza nessun motivo. Scrisse un messaggio: Ciao Wanda, sono Mario. Senza di te la mia vita è un incubo. Ma ho risolto la questione. (Gli scappò un sorriso amaro). Sto per uccidermi. Finalmente sarò libero. Verrai almeno al mio funerale a darmi un bacio? Quell'ultima frase lo commosse, e il mento prese a ballargli. Lo sguardo gli si velò di lacrime. Prima di cambiare idea cercò il suo nome sulla rubrica. Messaggio inviato. Spense il cellulare e lo gettò via. Prese in mano la pistola. Bastava infilarsela in bocca e bum. Finalmente libero.
Immaginava lei che riceveva il messaggio. Avrebbe gridato, avrebbe cercato sull'elenco il suo indirizzo, sarebbe corsa da lui per cercare di fermarlo... Troppo tardi, lui era già morto. Continuava a ripetersi in mente quella scena. Finalmente aprì la bocca e c'infilò dentro la canna... In quel momento sentì dei passi frettolosi sul pianerottolo e dei colpi alla porta. Era lei. Era venuto a salvarlo. Ci aveva messo pochissimo ad arrivare. Sfilò la canna dalla bocca e si sentì scoppiare di gioia. I colpi sulla porta erano sempre più forti. Wanda, amore mio. Moriva dalla voglia di vedere il suo neo sopra il labbro. Si alzò con la pistola in mano e andò di corsa ad aprire... si trovò davanti Walter, un collega di lavoro che abitava nello stesso quartiere.
«Mario, che cazzo fai? Non vale la pena di morire per una donna».
«Che ci fai qui?».
«Il messaggio per Wanda... lo hai mandato a me, devi esserti sbagliato».
«Che?» Era colpa delle lacrime che gli avevano offuscato la vista: il numero di Walter era subito prima di quella di Wanda. Si appoggiò al muro, con le gambe che gli tremavano. Se il messaggio lo avesse ricevuto lei, a quest'ora era già morto.