Gli sms del "tradimento" di Toscani

Sgarbi smonta le accuse lanciate dall’ex amico, all’epoca suo assessore
nella giunta comunale in Sicilia. Il fotografo aveva ipotizzato accordi
con un politico locale vicino all’Udc e sospettato di legami mafiosi

La vicenda di Salemi, con il suo Museo della mafia che sarà allestito fra qualche giorno nel padiglione Italia della Biennale di Venezia, ha determinato uno scambio di sulfurei messaggi tra Oliviero Toscani e me. In essi, con tutta l’amarezza di vedere infangata, con il compiacimento di personaggi disgustosi che hanno costruito la loro carriera politica con la retorica dell’antimafia e senza alcun rispetto delle persone e della verità come Sonia Alfano, una grande esperienza di rinnovamento, riconosciuta da tutto il mondo, si avvertono le difficoltà di chiunque non voglia rinunciare, per generosità, per sfida, per temerarietà, a lavorare in Sicilia. Salemi ha cambiato volto. Per Toscani e per l’Alfano deve essere condannata al destino di città mafiosa, in una insopportabile riproposta di luoghi comuni.

Oliviero Toscani
Vittorio, stai cercando di giustificare e difendere una realtà salemitana di cui tutti conoscono l’esistenza e la sua verità. I 35 milioni di beni sequestrati al nostro amico sono sicuramente il frutto del suo faticoso lavoro, e forse tolti alla salute di tanti cittadini.

Oliviero Toscani
Vittorio, io sono l’unico che non ti lecca il culo, ma non ti rendi conto? Sono l’unico che ti dice la verità e ciò che penso, l’unico che a Salemi ha dato il cuore, senza interesse privato, a differenza di quel falso di P.G. che non ha fatto assolutamente niente a parte il farsi rimborsare quelle che lui chiamava spese. Vorrei aiutarti a capire tutto ciò che tu vedi semplicemente al contrario. Purtroppo il tuo talento non giustifica tutto ciò che sbagli. Sei a una resa dei conti, purtroppo; una querela servirebbe finalmente a chiarire il tutto. Forse sarebbe una cosa giusta. Stai attento però a tutti gli amici che hai attorno!

Vittorio Sgarbi
Oliviero, vedi, a me non me ne frega niente della televisione, dei soldi di Giammarinaro, della retorica di cui non ti vergogni. Non ho avuto paura di rovinare la mia trasmissione per difendere Salemi. Vivo da anni con due milioni di euro di rosso, non mi importa nulla dei soldi degli altri, neanche dei tuoi. Ma so che il tuo mafioso i soldi non li ha fatti con me, con noi. Tu c’eri, e sai che il nostro progetto non è stato inquinato da Giammarinaro, sempre insoddisfatto; il quale, a suo modo, lo ha ostacolato ma anche e soprattutto subìto. Tu sai. Tu sai che noi, io, anche il tuo odiato P.G., soprattutto Antonella, abbiamo fatto cose bellissime, che ci siamo, ti sei, anche divertito: io ti ho voluto, ho riconosciuto il tuo talento, ti ho fatto dire e fare tutto quello che volevi, ero orgoglioso di te, sei venuto a raccogliere l’onore meritato con il presidente della Repubblica, anche dopo che ti eri dimesso, fingendo di essere stato bloccato dalla mafia. Giammarinaro era quello che è sempre stato e non ci ha fatto del male, rosicava nell’ombra, era tollerato da me, che ne rispettavo il ruolo politico democratico, e manifesto nella sua maggioranza di consiglieri; era insultato da te e Antonella che chiedevate la liberazione del paese. Non ha fatto e non ha avuto nulla. Tu lo sai. Il resto era, come in tutti i paesi di Sicilia, l’inerzia, la pigrizia, la burocrazia, l’indifferenza della Regione, che pure ci tollerava e ci blandiva. La mafia era, ed è, ora, nelle pale eoliche che Giammarinaro voleva, come te, d’altra parte, per ragioni diverse; e i soldi, ora, voleva farli con quelle e con il fotovoltaico che io ho bloccato, come un tempo li avrà fatti con la sanità, come tu insinui. Ma noi cosa c’entriamo? E da dove deve iniziare il cambiamento? Tu non dovevi, per vanità, per falso eroismo, infangare una bella esperienza, anche tua. E non Giammarinaro, io, io sono diventato, grazie alle tue dichiarazioni, per di più vecchie e già smentite, amico della mafia, perché ho rispettato le regole elementari della democrazia, ascoltando la maggioranza (anche di idioti, come accade in democrazia, o nella inevitabile pseudodemocrazia elettiva), e respingendo ogni richiesta perché ridicola, insensata, sempre modesta. E tu lo sai. Salemi è stata difficile, ma era bella; e tu hai infangato me, Antonella, i tuoi giovani entusiasti: per vanità, per vanagloria, senza generosità. Questo ti rimprovero, e questo è il mio vero fallimento. Aver avuto fiducia, ammirazione, considerazione per te. Ma tu, come Giammarinaro, non hai conti in rosso. Ti auguro che nessuno se ne occupi. Io so che tu hai avuto da me più di quello che ha avuto lui. Anzi tu hai avuto, lui no. Avrei dovuto dare a te quello che ho dato a lui. Il niente che meriti.

Vittorio Sgarbi
Caro Oliviero, sei pericolosamente bugiardo. Ora sarai querelato. Tu c’eri poco nelle giunte, Giammarinaro non c’era mai. Lo testimoniano Glidewell, il segretario comunale, gli altri assessori. Tu con Giammarinaro sei andato a cena, e hai usato le sue macchine. Questo è certo. Tu Giammarinaro lo hai visto «intorno», nelle stanze di casa, come gli uomini della sua maggioranza, come è giusto che sia. Mai in giunta.
In nessuna. Ma tu con lui, a spese sue, con molti testimoni, hai mangiato. Sei stato suo ospite. E certo non minacciato, non intimidito.
Abbiamo ascoltato le sue richieste, le abbiamo sempre respinte. Altrove chi ha la maggioranza ha tutto. E tu lo sai...

Vittorio Sgarbi
E la querela non sarà mia, ma del Comune, come parte lesa, che chiarirà che tu andavi a cena e in giro con Giammarinaro, e che lui non ha mai partecipato a Giunte. Passava da noi, anche da te, come tanti altri. Tu non mi lecchi il culo, ma non dici la verità. Menti. E io, contrariamente a te che sei bollito, sono alla «resa dei conti» da anni, sempre in trincea; ma non mi preoccupo. E non ti vedrò in tribunale, e spero neanche altrove.