Snam investe resta l’incertezza sul controllo

da Milano

Tanti investimenti, tanti progetti, tanti soldi da spendere. Ma per andare dove? Il problema di Snam Rete Gas, che ieri ha presentato il piano strategico 2007-2010, è tutto qui: ha il compito di gestire una rete nazionale di trasporto del gas che deve crescere rapidamente per far fronte alla richiesta di metano, ma non sa chi sarà l’azionista di riferimento dei prossimi anni, e soprattutto se l’azionista sarà d’accordo con il piano presentato. O meglio, sa di avere alle spalle l’attuale socio di controllo, l’Eni, ma non sa se l’avrà ancora domani. E ieri nei corridoi della società, a San Donato Milanese, in occasione della presentazione agli analisti, circolavano alcune domande: perché l’ad Eni, Paolo Scaroni, insiste nel voler conservare una società che per unanime ammissione viene gestita in modo assolutamente neutrale, e quindi non favorevole all’Eni? Per caso, perché vuole qualche contropartita? Perché il vicepresidente del Consiglio, Francesco Rutelli, insiste per voler togliere Snam all’Eni, visto che non ci guadagnerebbe nessuno? Per caso, perché la contropartita la vuole lui? E se tolgono Snam all’Eni, a chi la daranno? A Terna? Ieri sembrava escluso, oggi chissà. Ai fondi? Ieri sembrava probabile, oggi chissà. E se daranno il controllo di Snam ai fondi, che farà il governo se i fondi decideranno che far investire Snam nella rete delle Filippine è più redditizio che farlo in quella italiana? E in ogni caso la caduta del governo rimette tutto in gioco.
Partita rognosa, quella della Snam, ma il suo presidente, Alberto Meomartini, è stato chiaro: «Snam ha oggi un azionista competente e interessato a che la rete sia gestita con flessibilità ed efficienza. E noi creiamo valore per tutti gli azionisti, anche quelli piccoli. Riteniamo che i piani di investimento siano convenienti per Snam e per il nostro Paese, sono ambiziosi, ma pensiamo di poterli rispettare. Dopo di che, non ci esprimiamo sull’azionariato perché non tocca a noi, anche se un cambiamento di proprietà non renderebbe più trasparente e neutrale la Snam, che è già oggi neutrale e gestita con trasparenza. Io non condivido le affermazioni di chi dice che la nostra neutralità potrebbe migliorare, un cambio di assetto proprietario non cambierebbe nulla». Resta però da vedere se il governo la pensa nello stesso modo.
Tutte le chiacchiere sul futuro di Snam hanno rischiato di nascondere il piano, che prevede 4,2 miliardi di investimenti entro il 2010 con un aumento di spesa del 20% sul progetto precedente e del 20% della capacità di trasporto. «Abbiamo 70 cantieri aperti - ha detto l’ad Carlo Malacarne - nel 2006 abbiamo costruito 512 chilometri di metanodotti, altri 450 nel 2005. Dobbiamo prepararci all’arrivo del gas dei nuovi metanodotti Galsi e Igi, da Algeria e Grecia, oltre alla possibile entrata in funzione dei rigassificatori. Dobbiamo creare nuova capacità di trasporto e flessibilità».
Meomartini ha anche annunciato l’aumento del dividendo a 0,19 euro per azione (+11%), anche se il bilancio dell’anno scorso non è stato particolarmente brillante, con un utile netto di 448 milioni (-14,5%). A ottobre verrà distribuito un anticipo sul dividendo, che verrà deciso dal cda di settembre. Infine proseguirà il riacquisto di azioni proprie.