«Snello, su temi condivisi e senza inciuci Il futuro del Pirellone è nello statuto»

Sabrina Cottone

È assessore alla Famiglia e alla solidarietà sociale, ma soprattutto è un punto di riferimento per la politica della Regione e non solo. Gian Carlo Abelli, esponente di Forza Italia, parla del presente e del futuro del Pirellone, poco dopo la nascita della commissione voluta da maggioranza e opposizione che si prepara a ridisegnare gli equilibri del Palazzo. Un’intesa su cui lui è ottimista ma non troppo.
Stanno per ripartire i lavori della commissione statuto. Pensa che stavolta porteranno a un risultato? Quali le differenze rispetto al passato?
«Innanzitutto questa volta lo statuto si fa. Puntiamo a una formulazione snella, che comprenda temi fondanti e proprio per questo condivisibili. Bisogna evitare disquisizioni inutili, che portano ad allargare termini e contrapposizioni».
Ha fiducia nel clima bipartisan che si è creato in consiglio? È favorevole ad assegnare la presidenza della commissione all'opposizione?
«Il clima dipende da chi lo crea. Il fatto che in consiglio regionale sia diventato bipartisan, come dice lei, indica forte senso di maturità da parte della classe politica. Per redigere lo statuto è fondamentale, oltre all'unità nella maggioranza, anche la condivisione delle scelte da parte dell'opposizione: le regole devono valere per tutti e per il futuro, non solo per il presente. Per quanto riguarda la presidenza della commissione all'opposizione non sono pregiudizialmente contrario. C'è un però. L'opposizione deve chiarire il suo ruolo, vale a dire deve avere e mantenere un ruolo istituzionale. Rispetto al governo nazionale, sulle questioni lombarde, deve considerarsi come Regione non come Unione. All'opposizione la presidenza va per garanzia, ma nel caso di divergenze insanabili non ci saranno soluzioni tipiche del vecchio consociativismo. In poche parole la maggioranza è coesa».
Quali sono i valori cardine che dovrebbero trovare posto nella Carta regionale? Partirebbe dalla famiglia?
«La famiglia è per noi la base di qualsiasi azione politica e di governo. È impossibile quindi non partire da qui. Premesso questo, è evidente che il valore cardine è la centralità della persona: tutto ruota intorno a questo principio».
Condivide la scelta di puntare all'autonomia solo su tre settori: ambiente, cultura e giudici di pace?
«Parlare solo di tre settori mi sembra riduttivo: credo che il federalismo fiscale sia il pre-requisito alla definizione di ogni priorità. Il resto viene di conseguenza. Quello delle risorse, delle fonti di finanziamento per la realizzazione di opere e servizi si risolve solo chiudendo a livello locale il circuito prelievo-spesa. Va avvicinata il più possibile l’entrata alla spesa, perché il fabbisogno orienta le entrate, ovvero la quota parte di reddito prodotto da sottrarre al bilancio delle famiglie. Solo così si ha certezza su quello che si vuol fare e che si può fare».
Come valuta la decisione di non chiedere l'applicazione del Titolo V in tema di sanità?
«Il grosso della sanità è già nel Titolo V, visto che gestione e organizzazione sono di esclusiva competenza regionale. Con la finanziaria, così com'è il testo oggi, assistiamo a uno sconfinamento da parte del governo nazionale. Pensiamo alla questione del ticket. Fra gli ambiziosi obiettivi di questa maggioranza di governo, fissati già con il Dpef nell'estate scorsa, c'è l'azzeramento del deficit sanitario delle Regioni entro il 2009. Il deficit però è delle regioni rosse. Per questo hanno istituito il famigerato ticket e ancora una volta hanno sbagliato, perché c'è ticket e ticket. È infatti diverso un ticket che nasce con l'obiettivo di responsabilizzare i cittadini di fronte alla spesa sanitaria, come è accaduto in Lombardia, da un ticket necessario per coprire le inefficienze di regioni, per citarne una su tutte la Campania di Bassolino».
Si avverte un clima non sempre disteso tra Comune e Regione, in particolare sui temi dell'ambiente. Pensa sia dovuto a competenze concorrenti? O vede motivi più contingenti?
«Ritengo la proposta sul ticket un po' affrettata. Ma devo dire che poi ha prevalso la responsabilità di governo: il sindaco Moratti e il governatore Formigoni agiscono in piena sintonia, perché è necessaria una cabina di regia in materia ambientale. Tecnicamente il problema dello smog si combatte solo agendo su una vasta area che va ben oltre i confini di Milano: per questo è inevitabile il ruolo regionale».
L'elezione di Roberto Formigoni al Senato ha sollevato il tema dell'incompatibilità del presidente della Regione e dell'impossibilità di sostituirlo. Pensa che sia necessaria una modifica della legge elettorale regionale?
«Che il presidente debba essere eletto direttamente dai cittadini, ormai è un dato acquisito ed è giusta la ratio che è alla base di questa legge. Non va però bene il famoso principio del simul cadent et simul stabunt. Pensiamo a dei casi. Se un presidente sceglie a un certo punto del suo percorso di fare altro nella vita, perché mai deve essere sciolto il consiglio, organo formato anch'esso da rappresentanti scelti direttamente dalla comunità? È da prevedere una modifica costituzionale per cambiare questo principio, in modo che sia possibile sostituire almeno una volta il presidente della Giunta con un membro dell'assemblea elettiva, in quanto massima espressione della volontà popolare. E per questo occorre anche un ulteriore cambiamento rispetto al fatto che ogni circoscrizione elettorale deve essere rappresentata in aula. Emblematico il caso di Sondrio, che non ha neppure un consigliere. Bisogna superare questo paradosso perché in una democrazia compiuta tutto il territorio deve avere voce nelle sedi preposte».
Quale futuro immagina (o si augura) per Formigoni?
«Formigoni ha dimostrato di essere un leader e di avere capacità di governo. Fra tutti quelli che potrebbero esprimere la continuità con il presidente Berlusconi, Formigoni ha le caratteristiche migliori. Non credo sia possibile trasferire per eredità a un successore ciò che si è. Berlusconi ha una personalità straordinaria che lo identifica, lo caratterizza e lo rende unico. Quello della successione è un esercizio giornalistico: in politica non si può designare un erede, ma si possono creare delle condizioni. Quando il tempo sarà opportuno, chiunque arrivi, dovrà avere innanzitutto una sua propria impronta, dovrà aver dimostrato delle capacità, come quella di saper governare, di saper parlare ai cittadini, in sintesi dovrà aver dimostrato di essere una guida. Fra tutti gli eventuali successori, chi ha queste qualità è Formigoni. Ma attenzione: i cloni non esistono. Ed è giusto che sia così».