Ma sniffare cocaina migliora l’immagine?

Il senatore a vita Emilio Colombo ha detto al Corriere della Sera che il «senso di provvisorietà» dei governi italiani incide «in modo assai negativo sull’immagine dell’Italia all’estero». Mi perdoni, senatore, ma secondo lei quanto incide sull’immagine dell’Italia in Italia il fatto che un politico tutto Chiesa e Parlamento, membro dell’Assemblea costituente, deputato della Dc per 11 legislature consecutive dal 1946 al 1992, più volte ministro, già presidente del Consiglio, già presidente del Parlamento europeo, abbia dichiarato al medesimo Corriere della Sera (20 novembre 2003), a proposito della droga: «Io questa parola non la voglio neppure sentire», e a proposito del fatto d’essere un cocainomane in contatto con gli spacciatori: «Vengo dato in pasto all’opinione pubblica con nomi appartenenti a un mondo del quale non so nulla, le accuse mi sembrano una cosa lunare, non so di che cosa si parli», salvo presentarsi quello stesso giorno davanti ai pubblici ministeri per far mettere a verbale che «la cocaina di Giuseppe Martello era per me, sono un assuntore da non molto, non più di un anno, un anno e mezzo», pretendendo poi di farci credere che «l’uso di cocaina era a scopo “terapeutico”» (Ansa, 24 novembre 2003)? Al tempo dei senatori veri, questo si chiamava mendacio.
Sto parlando di lei, mi capisce, vero? Non si rivolgeva al trafficante Martello, condannato a 10 anni di reclusione, chiamandolo confidenzialmente Pino? Non gli ordinava di sbrigarsi a portarle la polvere bianca entro le ore 19 perché doveva «andare a un concerto»? E i «due ragazzi per benissimo» (così li definì sul Corriere), che sarebbero i militari della Guardia di finanza all’epoca addetti alla sua scorta ma anche incaricati (quale dei due? tutt’e due?) di «contattare lo spacciatore Giuseppe Martello» e concordare «le modalità di consegna» della cocaina, sono stati o no uno rinviato a giudizio e l’altro stralciato dal processo solo per un vizio nella notifica dell’avviso di conclusione delle indagini?
Lei blatera tanto dell’immagine dell’Italia all’estero ma non s’è ancora degnato di spiegare agli italiani che cosa dovrebbe replicare un padre di famiglia, in prima linea nella lotta alla droga, il giorno in cui un figlio gli obiettasse che la cocaina non deve poi far così male se un senatore a vita la consuma abitualmente ed è arrivato bello arzillo a 87 anni e tutti lo stanno ad ascoltare e a riverire. Anzi, forse fa persino bene, visto che lei ne ha propugnato l’uso «a scopo “terapeutico”» e nessuno s’è permesso di sollevare dubbi sulla sua idoneità psichica a ricoprire la carica conferitale dal capo dello Stato.
Lei nell’intervista al Corriere s’è autoincluso fra i «vecchi pensatori», ma non sembra riflettere molto sulle conseguenze dei suoi atti. Ha anche difeso le prerogative dei senatori a vita sostenendo che il suo voto è uguale a quello degli eletti e ha sillabato, sentenzioso, «non lo dico io, lo dice la Co-sti-tu-zio-ne!». Ma l’articolo 31 della medesima Carta non stabilisce anche che «la Repubblica protegge l’infanzia e la gioventù»? Proprio un bel modo, sniffare cocaina e dilapidare denari, di proporsi a modello per le nuove generazioni.
Guardi, senatore Colombo, come le scrisse a suo tempo monsignor Emilio Albanesi, impegnato nel recupero dei tossicomani, «le è andata bene: se l’avessero scoperta dopo l’introduzione della nuova legge, le avrebbero tolto la patente (non so se anche l’autista), il passaporto (che vergogna) e l’avrebbero spedita ai servizi sociali». Altro che convocarla in Parlamento a votare la fiducia al governo Prodi bis.
ULTIMO VIAGGIO. La polizza assicurativa Europ Assistance per i turisti prevede al punto 5: «Trasporto della salma del viaggiatore dal luogo del decesso fino al luogo di sepoltura in Italia». Ma un «nota bene» specifica: «Le prestazioni dal 3 al 7», quindi incluso il punto 5, «vengono date previo accordo con la Centrale Operativa». Si accettano telefonate anche dall’aldilà?
PARTIRE IN QUARTA. In un reportage da Kabul, il Corriere della Sera informa che i nostri soldati «a dicembre furono invitati a sparare contro gli insorti di Balabaluk, quando morirono nove turboislamici...». Saranno stati musulmani col turbante oppure sovralimentati?
BUONO A SAPERSI. Consigli utili da Donna Moderna: «Se il chewing-gum si attacca ai tessuti delicati come la seta o la lana, non si deve intervenire in nessun modo. Né facendo raffreddare la macchia con cubetti di ghiaccio, né usando smacchiatori. Il tessuto si rovinerebbe». Par di capire che l’unica cosa da fare, quando il chewing-gum s’attacca ai tessuti delicati, sia questa: lasciarcelo attaccato. Almeno si può rimasticare?
stefano.lorenzetto@ilgiornale.it