«So che non è lui l’assassino ma ha rovinato la nostra vita»

da Erba (Como)

La telefonata che scagiona l’assassino arriva alle 7 e mezzo di ieri mattina. «È stato lui - lo prenderemo prima di sera», aveva detto il procuratore capo della Repubblica di Como Alessandro Lodolini. Lui è Azouz Marzouk, 26 anni, origini tunisine, un viaggio in Italia alla ricerca di fortuna, un passato naufragato nel mondo della droga e un presente con un angelo biondo che l’ha salvato, o almeno ha creduto di poterlo fare, diventando sua moglie e dandogli un bambino.
Lunedì sera Azouz era l’imputato numero uno per il massacro di Erba. Accusato di aver ammazzato a coltellate la moglie Raffaella Castagna, di aver sgozzato il loro bambino di due anni, una vicina di casa che era intervenuta insieme con il marito, pure lui ferito a colpi di lama. Ieri Azouz, quattro anni di carcere per spaccio di droga sospesi dall’indulto a luglio, ha telefonato dalla Tunisia. Sul display del cellulare di Carlo Castagna è apparso il numero con il prefisso straniero. Carlo è il nonno di Youssef, rimasto vedovo, senza figlia e nipotino.
«Sono in Tunisia», ha detto Azouz.
«Lo so - ha risposto il fondatore di Cast & Cast, l’impero di negozi di design alto arredamento che a Erba stimano tutti, non per i suoi soldi ma per i suoi principi -. Ho riconosciuto il numero, è quello dove chiamavo Raffaella quando era da te».
Possibile che Marzouk fosse partito ieri sera?
«No, era già là da qualche giorno. Stavamo organizzandoci in fretta e furia per ospitare una zia e un altro suo parente. Voleva averli qui per Natale e ci ha chiesto aiuto. Ho organizzato due letti nel capannone e ho pensato “Meno male, riusciremo a passare Natale insieme a mia figlia e a suo marito”. Non sarà un festeggiamento, perché non è così che è una festa, ma almeno ci sarà uno scambio di vedute».
Cosa ha detto suo genero durante la telefonata?
«Sono state due. La prima è stata breve. Era sconvolto. Ha detto che lui non c’entrava niente».
E lei gli ha creduto?
«Io sì. Non credo sia stato lui. Penso ci siano state più mani a fare questa strage. L’ho detto anche a lui».
Durante seconda telefonata?
«Sì. Quando mi ha chiamato la seconda volta mi ha chiesto se avevo chiamato i carabinieri. Gli ho detto che li avevo chiamati un minuto dopo averlo sentito. Mi ha chiesto il loro numero. Voleva chiamarli perché i suoi fratelli erano stati portati in caserma».
Cos’altro le ha detto?
«Sono stato io a chiedergli se per caso quello che era successo potesse essere la conseguenza di quello che aveva fatto. Lui ha detto di no. Noi lo dicevamo sempre a nostra figlia: lascialo, sarà la tua rovina. Ma lei ne era troppo innamorata e disposta ad andare contro tutto e tutti per lui. Non è lui l'assassino, ma è responsabile di quanto accaduto».
Aveva problemi con la droga, pensa a un regolamento di conti?
«Penso che non sia stato lui. Che non fosse uno stinco di santo lo sapevamo, che all’inizio con mia figlia avesse fatto un po’ il furbo per farsi aiutare anche. Ma non posso pensare che odiasse Raffaella. Era legato a lei. E lei lo amava. Per questo io e mia moglie, anche se non abbiamo mai visto bene quest’unione, alla fine abbiamo cercato di aiutarli in tutti i modi. Mia moglie viveva per lei e per il nostro nipotino. E adesso sembrava che tra Raffaella e suo marito ci fosse un momento di pace. O, almeno, così sembrava fino a ieri. Nessuno potrà restituire la nostra felicità».