Soap opera fa schiumare gli integralisti in Arabia

Serie tv ridicolizza i guardiani della virtù sul sesso. E si scatena subito l’inferno

Massimo M. Veronese

Il Grande Fratello? Duecentottanta milioni di spettatori nel mondo arabo, attraverso il canale libanese Lbc, ragazzine isteriche ai cancelli, successone per gli sponsor. Giudizio: «Culturalmente e moralmente inappropriato». Morale: fatwa su tutti, telespettatori compresi. I Pokemon? Proibiti dalla tv saudita. «Sono strumenti di un complotto giudaico-massonico che ha lo scopo di far diventare ebrei o atei i musulmani». Winnie The Pooh? Cancellato dalla tv di stato Trt, la Rai turca, controllata dal governo filoislamico. Il porcellino Pimpi, in quanto tale, offendeva i musulmani.
Basta reality, via i cartoni, nel mondo islamico la tv non la possono proprio vedere, mancava solo la soap opera per completare il palinsesto. Tash Ma Tash, per esempio, è una serie tv ironica, un po’ scanzonata, tipo Camera Cafè, va in onda sulla tv privata saudita Mbc, comicità formato famiglia, tanto per fare quattro risate, soprattutto durante il Ramadan, tra un digiuno e una preghiera, durante le ore della sera che non passano mai. È arrivata alla quattordicesima edizione, è sopravvissuta a quattro o cinque fatwa e alle minacce di morte a quel paio di attori che quella volta osarono scherzare sui kamikaze. Ma stavolta l’ha combinata grossa: ha preso di mira la polizia religiosa, quella che sorveglia il rigoroso rispetto delle norme sulla divisione tra i sessi e la decenza degli abiti femminili. Nell’ultimo episodio protagonisti sono due «guardiani della virtù», discutono su come evitare che le donne a dorso di muli possano incrociare uomini sulla loro strada. «Scaviamo un tunnel autostradale solo per loro» butta lì il primo, «Montiamo un box sul dorso di mulo e chiudiamole dentro» suggerisce l’altro, «Tiriamo su un muro nel villaggio, donne di qua e uomini di là, e non se ne parli più» convengono alla fine dandosi di gomito. Non roba da sganasciarsi dalla risate, ma i fondamentalisti hanno gridato al sacrilegio, i predicatori invocato la maledizione divina, i fedeli preteso la punizione dei suoi produttori, la stessa famiglia reale saudita, il proprietario della tv è amico del sovrano, è all’angolo, accusata di proteggere chi osa criticare i principi islamici. Siete avvisati. Inutile in futuro cercare di convertirli a format come La Pupa e il secchione con la forza del dialogo. Sarebbe come parlare arabo...