La sobrietà batte il glamour una Prima in linea coi tempi

MilanoCasomai stupisce la serenità che ha accolto la decisione. Prima della Prima, stasera alla Scala, prima dell’Inno nazionale ci sarà un minuto di silenzio per rispetto alle aziende in crisi e alle generali difficoltà del mondo teatrale. L’hanno chiesto l’altro ieri i dipendenti della Scala e nessuno ha fiatato: si fa e basta. Piccolo segnale. Un vecchio segnale, e assai stucchevole, sarà invece la presenza nella piazza della Scala dei sindacalisti, dei Cobas e della Cub. Protesteranno, e vabbé. Intanto il rito della Prima andrà in scena nobilmente, ricamato dai messaggi importanti che, grazie all’entusiasmo eclettico del sovrintendente Stéphane Lissner la quest’anno Scala ha voluto dare. Primo tra tutti, la scelta di un soprano pressoché esordiente, la bravissima e impronunciabile Anita Rachvelishvili, già molto applaudita venerdì all’anteprima per gli under 30. E poi l’affido della regia a Emma Dante, che, anch’ella debuttante, alla Carmen di Bizet porterà un talento che mescola l’influenza della sua terra, la Sicilia, con un vigore espressivo tra i più esaltanti degli ultimi anni. Decisione coraggiosa. E chissà che fascino l’approdo di Emma Dante con la direzione di Daniel Barenboim, il precocissimo pianista innamorato di Mozart e Beethoven che finora come «Maestro Scaligero» ha convinto la maggior parte dei critici. In ogni caso, sarà una prima in linea con i tempi: sobria, quindi, ma forse perciò ancor più prestigiosa. Per dire, gli addobbi floreali di rose e lilium saranno più essenziali e la tradizionale cena di gala dopo lo spettacolo, quella che in certi casi è diventata peloso bersaglio di critiche, stavolta diventa un buffet in piedi servito nei ridotti del teatro. Il fulcro di tutto sarà, naturalmente, l’esecuzione della Carmen, l’opera presentata da Georges Bizet a Parigi nel marzo 1875, tre mesi prima di morire, e da allora diventata (perciò non è un caso che sia stata scelta quest’anno) un potente alleato contro i luoghi comuni. Innanzitutto, al suo debutto fu freddamente criticata e addirittura bollata come «indecente» ma oggi è l’opera più rappresentata al mondo, ben più di tante altre accolte con tripudio dai critici. E poi c’è la laison dangereuse tra Carmen e Don José (qui Jonas Kaufmann) che poi la uccide accecato d’ira, confessando il proprio delitto al pubblico della corrida di Siviglia, con un realismo terribile e commovente che conquista anche il melomane più cinico. Insomma, benvenuta alla Prima. E il clima, c’è da dirlo, quest’anno è più sereno del solito, molto focalizzato sull’interpretazione e sulla riuscita della messinscena più che sul dettaglio polemico spesso sterile. Inizierà alle 18, tempo sul palco quattro ore circa: naturalmente è tutto esaurito, con biglietti venduti a cinquanta euro in galleria fino ai duemila in platea. Infine c’è il parterre, anche questo un segnale importante perché mescola l’altissimo profilo istituzionale con il glamour più squisito e meno pecoreccio. Ci sono il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con la moglie Clio e i ministri Sandro Bondi e Michela Vittoria Brambilla. Poi l’ambasciatore americano David Thorne, Fedele Confalonieri, il governatore Roberto Formigoni e, ça va sans dire, il sindaco Letizia Moratti. Ci sarà, attesissimo, l’autore del Codice Da Vinci, Dan Brown, che è a Milano da alcuni giorni e avrà tutti gli occhi puntati addosso. Di fianco a lui sfileranno l’immancabile Marta Marzotto con la marchesa Marta Brivio Sforza, Gabriella Dompè, la stilosa presidentessa della Fondazione Amici della Lirica, Daniela Iavarone, la prima ballerina Marta Romagna, probabilmente Roberto Bolle e senza dubbio Valeria Marini, arrivata a Linate sabato sera con un volo da Roma. In platea arriveranno anche Domenico Dolce e, ma è più sì che no, Stefano Gabbana. E alla fine tutti saranno i testimoni di un evento, quello della Prima, che quest’anno ha il pregio raro di voler tutti gli occhi su di sé ma solo per parlar di musica.