Soccorso rosso ai boss

Quindici anni fa saltavano in aria in via D’Amelio a Palermo Paolo Borsellino e la sua scorta. Erano trascorsi appena due mesi dalla strage di Capaci in cui era morto Giovanni Falcone. Un anniversario da ricordare, dunque, quello della morte di Borsellino. Da ricordare e da onorare innanzitutto con la verità. Walter Veltroni è corso a Palermo per ricordare quell’anniversario in una di quelle solite manifestazioni dell’antimafia militante che, come disse più volte Leonardo Sciascia, spesso venivano frequentate da molti picciotti e uomini d’onore capaci di mescolarsi a tanta gente per bene. E lì Veltroni ha perso un’altra occasione per misurarsi con la verità dei fatti evitando di chiedere pubblicamente scusa a Paolo Borsellino e a Giovanni Falcone. Non le scuse dello Stato, che pure sono necessarie, ma quelle sue e del suo gruppo politico dell’epoca, il vecchio Pci di Achille Occhetto e di Luciano Violante. Tutti sembrano aver dimenticato cosa avvenne nel settembre del 1989 nelle aule parlamentari, i boss mafiosi arrestati e condannati in primo grado nel famoso maxiprocesso voluto tenacemente proprio da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, erano usciti da qualche ora per decorrenza dei termini. Il governo dell’epoca si riunì nel tardo pomeriggio di quel giorno e varò, su sollecitazione di Falcone e Borsellino, il famoso decreto Andreotti-Vassalli, con il quale venivano allungati i tempi della carcerazione preventiva per gli imputati di mafia. Quel decreto controfirmato dal presidente della Repubblica Francesco Cossiga in tempo reale era, nei fatti, un nuovo mandato di cattura per decine e decine di mafiosi che già brindavano alla riconquistata libertà e alla prossima latitanza. Nella notte furono tutti riarrestati. Contro quel decreto si scatenò la furia parlamentare del gruppo comunista con interventi di fuoco di Luciano Violante e di altri che accusarono Andreotti e il suo governo di ledere i diritti costituzionali. E così votarono contro quel decreto che fu difeso e approvato da tutti i partiti del centrosinistra, dalla Dc al Psi, dal Pri ai liberali e ai socialdemocratici. Ebbene, di quel gruppo parlamentare faceva parte anche Walter Veltroni e anche lui votò contro quel decreto che se non fosse passato avrebbe vanificato anni di lavoro di Falcone e Borsellino. Che significa, allora, andare alla manifestazione antimafia e celebrare anniversari se non si ha il coraggio di chiedere scusa per i propri comportamenti omissivi nella lotta contro la mafia? Veltroni ancora una volta ha taciuto così come tacciono alcuni grandi giornali e alcuni registi che nella rievocazione filmata di quelle vite troncate saltano a piè pari fatti storicamente assodati solo per non denunciare le vere contiguità politiche della mafia. Ma non è finita. Negli anni ’89-92 Veltroni era anche un autorevole componente nazionale della direzione dell’allora Partito comunista che, in combutta con la sinistra giudiziaria, si oppose a che Falcone guidasse la Procura nazionale antimafia, struttura inventata dall’intuizione dello stesso Falcone e realizzata dal governo Andreotti. Ed ancora, nel ’91 Leoluca Orlando accusò in diretta televisiva e poi con un esposto formale al Csm Giovanni Falcone di tenere nascoste alcune carte compromettenti sulle complicità mafiose dicendo, così, nei fatti che lo stesso Falcone era vicino a Cosa nostra. Orlando fu eletto un anno dopo la morte di Falcone sindaco di Palermo, sostenuto dall’intero Partito comunista dell’epoca trasformato due anni prima nel Pds e con un consenso talmente ampio (il 75 per cento dei voti) da far sospettare convergenze elettorali della mafia e dell’antimafia. E anche di quel silenzio complice sulle false e velenose accuse a Falcone del noto Orlando Cascio, Veltroni avrebbe dovuto chiedere scusa. A nome suo e dei suoi compagni di ieri e di oggi. Non lo ha fatto e non lo farà mai e la sua partecipazione come quelle di altri suoi colleghi alle celebrazioni di ricordi tragici finisce per essere inevitabilmente un’offesa postuma per Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. In un’amnesia di massa figlia di una paura trasversale legata ai misteri degli ultimi quindici anni non ancora svelati del tutto. Ma non è mai troppo tardi.
Geronimo