SocGén verso spartizione tra Bnp e Agricole

E alla Borsa di Parigi è caccia all’azione, che guadagna il 4,27% nonostante la giornata negativa del mercato

da Parigi

Scossa dallo «scandalo Kerviel» (l'insieme di speculazioni del trader Jérôme Kerviel, 31 anni, costate 4,9 miliardi e divenute di pubblico dominio il 24 gennaio) Société Générale (SocGén) sarà forse la preda comune delle due grandi banche francesi concorrenti: Banque nationale de Paris (Bnp), che già controlla Paribas e Bnl, e il Crédit Agricole, che già controlla il Crédit Lyonnais. Un’indiscrezione degna di fede sostiene che il ministero dell’Economia e delle Finanze, sollecitato a tale scopo dall’Eliseo, avrebbe tastato il terreno a proposito di un’operazione complessa: la spartizione delle attività di SocGén. Quest’ultima banca potrebbe essere rilevata da Bnp-Paribas, che cederebbe poi all’Agricole alcuni attivi di rilievo, soprattutto nel settore dei mercati finanziari. In particolare Bnp-Paribas (che proprio ieri ha reso noto d’aver avuto nel 2007 un utile record di 7,8 miliardi) metterebbe così le mani sulla capillare rete di sportelli di SocGén nel territorio francese: l’oggetto del desiderio che spinse nel 1999 Bnp a lanciare l’Opa ostile (poi fallita) sul capitale di SocGén.
Il meccanismo della «Yalta bancaria» tra Bnp e l’Agricole interessa il governo del primo ministro François Fillon perché è fortissimo il timore di un’Opa ostile, che potrebbe giungere anche da un gruppo finanziario dell’Unione europea (circostanza che renderebbe difficili le barricate politiche per difendere il carattere nazionale di SocGén, come dimostra la messa in guardia indirizzata ieri alle autorità di Parigi dalla Commissione europea). I casi sono due: o il governo riesce a sistemare alla svelta SocGén nelle mani di un altro gruppo francese o si creeranno le condizioni per una scalata ostile da parte di un concorrente straniero. Pensando proprio a questa seconda ipotesi, che provocherebbe una caccia all’azione SocGén alla Borsa di Parigi, gli acquisti sono ormai da due giorni assai sostenuti. Ieri l’indice della Borsa parigina (il Cac 40) è sceso dell’1,37%, ma l’azione SocGén ha guadagnato il 4,27%, chiudendo a 81,80. Un apprezzamento che non si spiega certo con i conti della banca, disastrati dalle allegre speculazioni del furbetto Kerviel e minacciati dall’esposizione sul terreno minato dei subprime (già costata almeno due miliardi di euro).
Ieri si è riunito il cda di SocGén e il presidente Daniel Bouton, che il 24 gennaio aveva minacciato le dimissioni, è rimasto abbarbicato alla propria poltrona, malgrado le critiche piovutegli addosso nei giorni precedenti da Sarkozy, dal governo, dalla stampa e dai piccoli azionisti. La fiducia del cda nei suoi confronti è però stemperata da una sorta di commissariamento: per gestire l’attuale crisi è stato creato un «comitato speciale» di tre persone, di cui lui non fa parte. A presiedere questo organismo sarà Jean-Martin Folz, l’ex presidente del gruppo automobilistico Psa (Peugeot-Citroën). «Il nostro comitato cercherà di chiarire i meccanismi della frode e ne tirerà tutte le conseguenze», dice Folz. Sembra chiaro che le dimissioni di Bouton sono solo una questione di modi e di tempi. Ormai l’uomo forte è Folz. Tra le cose da chiarire c’è il sospetto di insider trading per alcune massicce vendite d'azioni SocGén verificatesi ai primi di gennaio. Ieri l’Associazione dei dipendenti-azionisti di SocGen si è affiancata a una serie di piccoli azionisti, sporgendo denuncia contro ignoti per insider trading. La pietra dello scandalo, Jérôme Kerviel, è in libertà vigilata. La sua avvocatessa, Elisabeth Meyer, accusa la banca di avere gravi responsabilità in tutta la vicenda della maxi-speculazione, non avendo esercitato il necessario controllo sul suo ex golden boy.