SocGen, multa di 4 milioni per l’affare Kerviel

La Commissione bancaria francese ha ritenuto l’istituto responsabile di gravi mancanze nei sistemi di controllo

da Parigi

È arrivata tardi, ma è comunque arrivata. È la prima punizione (forse non sarà l’unica) a carico del gruppo bancario francese Société Générale, che è stato all’inizio di quest’anno al centro di clamorose rivelazioni sul «buco» di 4,9 miliardi provocato dalle demenziali speculazioni del trader Jérôme Kerviel. Ieri la Commission bancaire, autorità di vigilanza sugli istituti di credito, ha inflitto un «biasimo solenne» e una multa di 4 milioni a SocGen per «gravi carenze del sistema di controllo interno». Il comunicato ufficiale, diramato dalla Commissione, afferma: «I problemi venuti alla luce (e in particolare le carenze dei controlli gerarchici) sono durati per un lungo periodo, l’intero anno 2007, senza che il meccanismo dei controlli abbia potuto consentire la loro individuazione e la loro necessaria rettifica».
Lo scorso 20 giugno i massimi responsabili di SocGen sono stati convocati per un’audizione presso la Commissione bancaria, ma le loro parole non sono evidentemente risultate convincenti. Il punto chiave riguarda l’interpretazione dei fatti che hanno condotto alla (tardiva) scoperta del buco provocato da Kerviel. Il management del gruppo bancario francese ha sempre cercato di accreditare la tesi secondo cui il trader di origine bretone sarebbe diabolicamente riuscito a carpire la fiducia dei propri superiori e a dissimulare le sue iniziative altamente speculative, che hanno condotto SocGen a prendere sui mercati finanziari «posizioni» ad alto rischio, mettendosi in una situazione rivelatasi disastrosa.
L’aspetto grave della decisione della Commissione bancaria transalpina non sta tanto nella multa di 4 milioni (ben poca cosa rispetto ai quasi 5 miliardi bruciati da Kerviel e dagli altri miliardi persi a seguito dei mutui subprime statunitensi) quanto nell’affermazione secondo cui l’intero sistema di vigilanza interna era andato in tilt per le colpevoli leggerezze del vertice del gruppo. Dunque quello stesso vertice non può chiamarsi fuori dalle accuse sul «buco Kerviel» e sulle condizioni in cui è maturato. Il comunicato di ieri insiste sulle «carenze gravi del sistema di controllo interno», circostanza che «va al di là del ripetersi di semplici errori individuali». Insomma, Kerviel merita di essere indagato (e continua ovviamente a esserlo) da parte della magistratura, ma i suoi superiori non possono comunque presentarsi come anime candide, tradite dal genio malefico di un loro spregiudicato collaboratore. La commissione afferma che proprio quelle «carenze» hanno consentito «il verificarsi della frode». Una parola, quest’ultima, che non può certo consentire a Kerviel di dormire sonni tranquilli, in attesa del processo.
All’inizio di quest’anno, quando esplose l’«affare Kerviel» si parlò anche di operazioni in odore di insider trading che sarebbero state effettuate sul titolo della banca transalpina poco prima che la crisi diventasse di pubblico dominio. Negli ultimi mesi è aumentata in Francia la vigilanza nei confronti di pratiche di tale natura, ma su questo fronte il dossier di SocGen sembra attualmente tranquillo, mentre la banca ha recuperato grinta e dinamismo sui mercati internazionali.