SocGen vola, ma Sarkozy blocca ogni scalata

da Milano

«Non permetteremo una scalata ostile a Société Générale», dice di fronte ai deputati il primo ministro François Fillon, precisando che questo orientamento è stato deciso dal presidente Nicolas Sarkozy. Proprio mentre il capo del governo si esprimeva all'Assemblea nazionale, il titolo Société Générale (SocGen) conosceva in Borsa un rimbalzo coi fiocchi. Dopo essersi deprezzata del 28,5% tra il primo e il 28 gennaio, l'azione della banca ha recuperato il 10,42% nella sola seduta di ieri, chiudendo a 78,45 euro. Certo i massimi dell'aprile scorso (quasi 163 euro) sembrano lontani anni luce, ma l'inversione di tendenza è chiara e ha la sua spiegazione nella ridda di voci a proposito di un'eventuale Opa, più o meno ostile, da parte di un gruppo concorrente.
Benché disastrata a causa dei due colpi da ko che ha subito negli ultimi tempi - le perdite per i subprime, di cui si sa ben poco, e soprattutto il buco di 4,9 miliardi di euro causato dalle speculazioni del trentunenne trader Jérôme Kerviel - SocGen fa gola a molti altri istituti di credito in Francia e all'estero. Adesso gli eventuali predatori sono avvisati: Sarkozy utilizzerà ogni mezzo pur di impedire il successo di un'Opa ostile. Le parole di Fillon (e soprattutto il tono con cui sono state pronunciate) indicano senz'ombra di dubbio che l'Eliseo fa sul serio. C'è aria di battaglia e le azioni SocGen tornano a far gola. Tra gli acquirenti potrebbe esserci la Caisse des Dépôts, che dipende dallo Stato e che starebbe preparandosi a difendere SocGen.
Il vero piano di Sarkozy sarebbe la fusione tra Bnp-Paribas e SocGen, ossia l'assorbimento di questa seconda banca francese da parte della prima. Per ottenere lo scopo occorre azzerare il vertice di SocGen, che ha tradizionalmente cattivi rapporti con quello di Bnp. Di qui l'intervento dell'altroieri di Sarkozy, che spinge verso l'uscita il presidente di SocGen Daniel Bouton, 57 anni, al potere dal 1997 (fu proprio lui, nel 1999, a resistere con successo all'Opa di Bnp). Oggi si tiene al sobborgo parigino della Défense il cda di SocGen: potrebbero fioccare le dimissioni. Il primo ad andare a nascondersi dovrebbe essere il membro del cda Robert A. Day, che il 9 gennaio (due settimane prima che venisse a galla lo scandalo Kerviel) ha improvvisamente venduto azioni SocGen per 85,7 milioni di euro e che - informazione emersa solo ieri - il 18 gennaio ne ha vendute altre per 40,52 milioni di euro. Tali operazioni sono state confermate dall'Amf (Autorité des marchés financiers), il «gendarme» della Borsa parigina. Un «gendarme» che rischia la faccia se non riuscirà a spiegare in un modo o nell'altro una storia che puzza d'insider trading. Comunque l'Amf non è sola nell'indagine: il polo finanziario della magistratura ha incriminato per falso l'ex trader di SocGen, Kerviel, e ha tra le mani una denuncia contro ignoti per insider trading, presentata da centinaia di piccoli azionisti di questa banca.
Felice per essere in libertà vigilata (e non in galera) Kerviel fa filtrare le sue indiscrezioni, raccolte da siti Internet. La sua tesi è sempre la stessa: voleva mostrarsi un genio della finanza e far bella figura di fronte ai suoi superiori. Non si è mai arricchito personalmente. Benché abbia agito da solo, prendendo posizioni altamente speculative su mercati a termine, Kerviel dice che i piani alti di SocGen erano al corrente delle sue iniziative, tanto è vero che gli sono piovuti addosso i complimenti quando la banca ne ha tratto un beneficio.