Soci Eni, 60 centesimi di anticipo

«No alla fusione con Enel: creerebbe un mostro. Nessun piano di cessione di Snam»

da Milano

Forse entro l’anno l’accordo con Gazprom. Nessuna uscita da Snam, nessun progetto di fusione con l’Enel: creerebbe un mostro. Paolo Scaroni, in occasione dei conti semestrali del gruppo, ha risposto alle domande degli analisti sui vari temi d’attualità. Ma l’elemento più interessante viene dall’annuncio di un aumento del 33% dell’acconto del dividendo, un segnale positivo che investe anche i mesi a venire. «Di entità della cedola poi parleremo a febbraio» ha comunque avvertito Scaroni. Lo scorso anno, per la prima volta, l’Eni annunciò in settembre il pagamento di un acconto di 45 centesimi sul dividendo, pagato a ottobre, cui poi si sommò un conguaglio di 65 centesimi. Quest’anno l’annuncio è stato dato con anticipo di alcune settimane rispetto al 2005, e l’acconto (in pagamento il 26 ottobre) sarà di 60 centesimi.
La generosità sull’anticipo è in linea con la bontà dei conti del secondo trimestre (più 0,71% il titolo in Borsa), periodo nel quale gli utili hanno registrato una crescita del 20% a quota 5,28 miliardi, in linea con le attese; ciò grazie soprattutto all’andamento del prezzo del greggio, e nonostante i margini di raffinazione in calo: qui la contrazione dell’utile operativo è stata del 43,2%. Da notare che nel primo semestre il gruppo ha acquistato 42 milioni di azioni proprie, per 978 milioni. La quota di azioni acquistate dall’inizio del programma (settembre 2000), è pari all'8,09% del capitale, per 5,249 miliardi.
Quanto ai temi toccati da Scaroni, l’accordo con Gazprom per rinegoziare la fornitura di gas in Italia potrebbero essere chiuso - ha detto - entro l’anno, ma non ci sono scadenze precise. «È una trattativa difficile, ma vogliamo fare un buon accordo» ha ribadito Scaroni. Eni e Gazprom avevano siglato un'intesa in cui erano stati prolungati i contratti di fornitura di gas all'Italia ed era stato concesso ai russi di vendere direttamente in Italia il 10% di tale fornitura. L'intesa è stata però bloccata dall'Antitrust italiano. Fra le ipotesi sul tappeto ci sono ora la (retro)cessione in Italia di un maggiore quantitativo di gas da parte dell'Eni a una società controllata da Gazprom o l'ingresso della stessa Gazprom nella controllata dell'Eni, Enipower. Dal canto suo l’Eni potrebbe ottenere l'accesso alle attività di «upstream» (ricerca ed estrazione) di petrolio e gas in Russia.
Quanto a Snam Rete Gas, Scaroni ha ribadito che «la cessione non è nell'interesse degli azionisti». No secco anche all'ipotesi di una fusione con Enel: «Creerebbe uno strano animale che non esiste sul mercato».