Société Générale denuncia: frode da 50 miliardi di euro

L’attività illecita del trader Kerviel è stata interrotta dalla banca con una perdita di 5 miliardi. Ma non si esclude un buco maggiore. Potrebbe trattarsi di un hacker deciso a sabotare il sistema finanziario

Parigi - «Lo scandalo più grande del XXI secolo in Francia», è la definizione che viene data dai media alla frode gigantesca, che vede in stato di fermo il trader Jérôme Kerviel, 31 anni, l'uomo nell'occhio del ciclone. Un uomo sulle cui motivazioni esistono parecchi dubbi.

Ieri è venuto a galla un sospetto sconvolgente: quello secondo cui il golden boy, che lavorava alla Société Générale (SocGen) dal 2000 e che in sala mercati si occupava dal 2005 di «contratti a termine», fosse in realtà un hacker, deciso a sabotare dall'interno il sistema informatico e finanziario di cui era lui stesso figlio. Una rotella impazzita di un meccanismo più grande di lui. Gli inquirenti non scartano alcuna ipotesi. SocGen è la seconda banca francese. Venne privatizzata nel 1987 per volontà dell'allora superministro neogollista dell'Economia Edouard Balladur e fu oggetto nel 1999 di un autentico assedio da parte del gruppo finanziario concorrente Bnp, la Banque nationale de Paris. In un anno decisivo per lo sviluppo del sistema bancario transalpino, appunto il 1999, Bnp riuscì a fagocitare con un'Opa ostile la banca Paribas (dando vita all'attuale gruppo Bnp-Paribas), ma fallì la scalata a SocGen a seguito di una discussa decisione della Banca di Francia.

Una volta preservata l'indipendenza, SocGen ha moltiplicato il proprio dinamismo planetario, un po' come - in condizioni diverse - aveva fatto il Crédit Lyonnais nel periodo a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, quand'era ancora una banca pubblica. Il Lyonnais è stato salvato dal tracollo grazie ai quattrini dei contribuenti, con cui è stata ripianato un buco costato quanto il tunnel sotto la Manica: 15 miliardi di euro. Stavolta nessuno sa esattamente quale sia il costo del disastro di SocGen, ma i tempi sono cambiati e - concorrenza oblige - le casse dello Stato non possono più essere utilizzare per pompare linfa vitale in un gruppo bancario che ha sbagliato i propri conti e le proprie strategie. SocGen sta dunque rischiando una crisi dalle imprevedibili conseguenze.

Ieri le fonti di questa banca hanno rivelato che il golden boy Kerviel aveva spinto le proprie speculazioni sui mercati finanziari fino a prendere «posizioni» per 50 miliardi di euro, circostanza che ha costretto il presidente Daniel Bouton e il vertice del gruppo a liquidare tutto il liquidabile per evitare il peggio. SocGen dice che il comportamento fraudolento del suo giovane trader è stato scoperto il giorno 20 gennaio e che l'uscita dalle posizioni ad alto rischio si è conclusa la sera del 23 gennaio con la vendita di una montagna di «futures». Le fonti del gruppo ammettono d'aver perso in questa serie di operazioni la cifra di 4,9 miliardi di euro, ma nessuno può escludere un deficit superiore. Ben al di là della linea psicologica dei 5 miliardi di euro. I magistrati e gli ispettori del «polo finanziario» della giustizia francese vogliono capire se ci sia qualcuno dietro a Jérôme Kerviel. Sabato quest'ultimo si è presentato spontaneamente alla polizia e gli è stato notificato un provvedimento di fermo. Ieri sono continuati gli interrogatori e alle 13 il fermo è stato prorogato di 24 ore. Oggi potrebbe scattare un provvedimento più grave: incriminazione per truffa, con la custodia cautelare del sospetto.

Alla sede di SocGen c'è chi trema di fronte alle parole pronunciate dall'esponente della procura parigina Jean-Michel Aldebert: «Kerviel sta collaborando ed è pronto a fornire spiegazioni». Ci si chiede se il sospetto sia sul punto di fare i nomi di personaggi più potenti di lui nella gerarchia di SocGen. Sul tavolo dei magistrati ci sono la denuncia di un piccolo azionista e quella che proprio SocGen ha formulato nei confronti del suo ex dipendente. Ci sono anche i dossier rastrellati venerdì durante le perquisizioni effettuate alla casa del golden boy a Neuilly-sur-Seine, lussuosa località nei pressi di Parigi, e al suo ufficio nel palazzo che ospita la sede del gruppo.

Resta da capire se Kerviel sia stato un «sabotatore del sistema», un truffatore, uno strumento di mani misteriose o semplicemente uno squilibrato. Certo di danni ne ha fatti tanti.