Sociale e cultura sono i principali campi d’azione

Sono quasi 5mila, in gran parte di recente costituzione, dispongono di un patrimonio complessivo prossimo agli 85 miliardi, di un budget annuale che nel 2005 sfiorava i 15,6 miliardi e impegnano oltre 156mila addetti, il 30% dei quali volontari. Sono le Fondazioni, così come fotografate dalla prima rilevazione dell’Istat, appena conclusasi e che ha preso le mosse dalla base d’archivio della Fondazione Giovanni Agnelli.
Oltre la metà del patrimonio delle 4.720 realtà attive in Italia (247 non sono ancora operative o hanno sospeso l’attività) va ascritto alle 88 di origine bancaria e un altro 20% agli enti di previdenza privatizzati; poco più che marginale, invece, il contributo delle istituzioni culturali pubbliche (in tutto qualche decina, tra le quali compaiono gli enti lirici) e di comunità. Rispetto alla rilevazione censuaria del ’99, condotta sulle istituzioni non profit, il loro numero è cresciuto del 57%, specie per effetto del processo di privatizzazione degli enti pubblici avvenuto nell’ultimo decennio.
La Lombardia è la regione che conta più Fondazioni (1.430 unità), seguita da Emilia Romagna (443), Lazio (423), Piemonte (405) e Veneto (369).
L’Istat le divide in tre categorie: operative, erogative e miste, a seconda che realizzino direttamente servizi di pubblico interesse, eroghino sussidi e contributi ad altri soggetti o svolgano entrambe le attività. Le prime, agendo sul campo, sono più spesso di dimensioni maggiori, mentre le seconde, occupandosi di gestire i finanziamenti a terzi, si rivelano di norma più piccole: il 90% di loro opera con meno di 5 addetti, mentre la media generale è 6 volte superiore; in posizione intermedia si collocano le istituzioni miste, che, peraltro, contano per meno di un terzo del totale numerico ma raccolgono il 52,4% delle entrate complessive, ben più degli introiti su cui fanno affidamento le fondazioni operative, che ammontano al 23,3 per cento. Tradotto in cifre, una media di 5,7 milioni di euro ciascuna contro un valore di circa 1,6; le Fondazioni erogative, invece, vedono le entrate attestarsi su una media di 4 milioni. Anche gli impieghi (nel complesso, 11,5 miliardi di euro) appaiono concentrati tra le istituzioni miste: quasi il 60% del totale, mentre alle Fondazioni operative va ascritto il 31,7% delle uscite. Ciò che resta è la quota dei versamenti delle Fondazioni erogative: una percentuale che appare contenuta anche perché il conto economico non sempre prevede d’indicare i pagamenti eseguiti nel corso dell’esercizio. Considerando il settore d’attività prevalente emerge che il 17,3% delle Fondazioni opera nel campo dell’assistenza sociale, il 16,5% nella cultura, il 13,5% nell’istruzione, il 12,8% nel finanziamento di progetti, il 12,7% nella filantropia, l’8,5% nel settore della religione e culto e il 7,7% nella ricerca. I rimanenti settori, dallo sviluppo economico alla cooperazione internazionale e alla sanità, raccolgono ognuno quote inferiori al 5 per cento.