Il socialismo secondo Ghirelli e il totalitarismo di Togliatti

Una delle menti più serie e operose del socialismo nazionale e napoletano è stata, ed è, quella di Antonio Ghirelli che ora pubblica «Aspettando la rivoluzione - Cento anni di sinistra italiana» con le Scie di Mondadori. Fra i ricordi più netti e antichi, rammento quando lo incrociai nel 1943 sulla via dei Mille all’indomani delle Quattro giornate di Napoli, provenendo dalle grotte di Capodimonte. Lui portava un moschetto sopra la spalla e mi sembrò un coerente guerrigliero.
Era con me Bianca Aprea, figlia del vecchio pittore Aprea della scuola di Portici, assieme a Crisconio. Antonio Ghirelli faceva con me parte della redazione di Latitudine con Luigi Compagnone, Giorgio Napolitano, Raffaele La Capria, Maurizio Barendson, Giuseppe Patroni Griffi. Ghirelli era fra i più lucidi sostenitori di una sinistra democratica e antifascista e delle più vive esperienze di lavoro nazionale accanto agli inglesi e americani che erano sbarcati a Napoli e che vi avevano organizzato la radio e il Pwb.
Quando ci riunimmo nel 1943 a casa di Maurizio Barendson per fare il primo numero della nostra rivista letteraria Latitudine, Ghirelli si comportò con rigore e acutezza mettendosi dalla parte dei socialisti e per allora di Nenni. Nel marzo del 1956 ebbe da Togliatti una lettera personale di risposta ad un suo quesito critico su Stalin e Kruscev. Era l’unica lettera personale inviata da Togliatti. Ghirelli ha sempre manifestato il suo spirito esemplare di giudizio e indipendenza, come accadde nell’episodio nei confronti del presidente della Repubblica Sandro Pertini di cui fu portavoce. Fu anche portavoce del presidente del Consiglio Bettino Craxi. Citiamo a grandi balzi temporali, senza dimenticare il servizio di qualità come giornalista, saggista e scrittore di storia di Napoli, direttore di settimanali e del Tg2.
Rammentiamo comunque il contributo di un vivido impegno politico e culturale di un uomo che si è sempre speso per ragioni limpide e socialiste, cioè per le grandi figure di Gramsci, dei fratelli Rosselli, contro il totalitarismo alla Togliatti. In questo suo recente libro, il socialismo, tra l’altro di Turati e Matteotti, viene spiegato con chiarezza dalla Resistenza ai governi successivi, dalla fine di Mussolini al Terzo millennio. «La ragione profonda della crisi sta nell’incertezza in cui si dibatte la sinistra tra il richiamo della vecchia cultura del movimento e l’esigenza di misurarsi con la nuova società e il suo incontenibile dinamismo», conclude Ghirelli. Coraggioso e sereno impegno che conta sul passato e apre al suo interlocutore; come scriveva lucidamente e con equilibrio il filosofo ed economista liberale John Stuart Mill: «Io sono sempre un po’ del parere del mio avversario».