Il socialista che vuol dare la pensione ai repubblichini

Proposta di legge d'urto e reazione, manco a dirlo, biliosa, che le formazioni partigiane e quelle della Repubblica sociale pari non sono. A scatenare il vespaio è ancora una volta l'onorevole Lucio Barani, socialista riformista nell'alveo del Pdl, estensore e primo firmatario del ddl n. 1360 per «l'istituzione dell'Ordine del Tricolore e adeguamenti dei trattamenti pensionistici di guerra». Tradotto: gratifichiamo con onorificenza e vitalizio i combattenti dell'ultima guerra siano essi militari, partigiani o repubblichini. Ops! Repubblichini. Deflagrante. Barani che tira dentro i fedelissimi della Repubblica Sociale Italiana ribadendo che «anche loro hanno combattuto per la Patria». E più d'uno accusa il colpo: «Nessun riconoscimento per loro, erano e restano nemici dello Stato» tuona Giuliano Vassalli, presidente emerito della Corte Costituzionale. La polemica s'innesca e lo sdegno agguanta l'Anpi. Con Barani e gli altri firmatari a ribadire: «Non s'intende sacrificare la verità storica sull'altare della memoria comune, ma riconoscere, con animo oramai pacificato, la pari dignità di una partecipazione al conflitto».
Onorevole, lei se le cerca: neanche un mese fa invita a Villafranca in Lunigiana Alessandra Mussolini per scoprire la targa che documenta il passaggio del nonno lì. Adesso la proposta del riconoscimento ai repubblichini…
«Li considero semplicemente dei combattenti. Hanno ricevuto la cartolina precetto e la questione geografica ha fatto il resto. Dopo l'8 settembre, il sud d'Italia era stato liberato, c'erano già gli americani e chi andava in servizio stava con Badoglio. Sopra la linea Gotica la faccenda era un po' diversa: chi non si dava alla macchia aderiva alla Repubblica Sociale, convinto di difendere la Patria. Dalla parte sbagliata, ma lottava per la Patria. Questi ragazzi non erano gerarchi nazisti, non erano i Cesare Battisti di oggi».
Quindi ne difende l'azione
«Dico solo che erano persone per bene: non erano comunisti e questo va a loro favore».
S'è beccato del revisionista con affondi al fulmicotone.
«La proposta di legge è pensata per tutti i militari e per gli invalidi di guerra. Io, socialista riformista, ho avuto il coraggio di fare quello che fior di rappresentanti del popolo non hanno fatto. Quando Scalfaro e Ciampi si schierano contro la mia proposta, significa che non hanno assolto appieno il loro mandato».
Anche Giuliano Vassalli c'è andato giù duro.
«Se a vent'anni Vassalli e Scalfaro partecipavano ai Littoriali inneggiando a Mussolini, e loro, uomini colti, hanno sbagliato, pensiamo a quei contadini ignoranti e ignari: cosa ne potevano sapere della Repubblica Sociale? Io almeno a vent'anni ero socialista, e non ho mai firmato un'apologia del fascismo».
Non s'è risparmiato neanche Walter Veltroni
«Cossiga gli ha ricordato di parlare almeno il linguaggio insegnatogli dalla madre, che non distingue certo fra italiani di serie A e B».
Ma questo ddl alza il tiro mica da ridere. Si rende conto: dare pari dignità a chi ha sputato sangue da sponde diverse.
«La legge è per tutti. Per il 99 per cento sono militari e partigiani, e quell'1 per cento di Salò ci sta dentro anche lui, allo stesso modo. Ma bisogna fare presto sennò il riconoscimento lo diamo alla memoria. Il problema è che non siamo ancora riusciti a risolvere la nostra guerra civile».
Ecco perché «difende» gli uomini di Salò contro gli strali di Presidenti e politici
«Ho la presunzione di dire che non sono né fascista né comunista, e che non possono darmi lezioni. Li invito a venire da me a lezione di democrazia. Loro sono stati solo degli opportunisti».