Il «socialista di Dio», padre della tv

Quando lavorava al telegiornale e firmava decine di storiche inchieste, in redazione lo chiamavano «il commosso viaggiatore», per l’approccio serio e drammatico alla realtà. È stato un pioniere, ha intervistato per primo le monache di clausura, ha raccontato l’Italia che cambiava, ha indagato sugli anni di piombo con una magistrale inchiesta, «La notte della Repubblica», replicata anche di recente sui canali satellitari perché ancora attuale. Se, come sembra, Sergio Zavoli sarà eletto alla guida della Vigilanza Rai, si potrà ben dire che mai la commissione ha avuto un presidente così profondamente identificato e identificabile con il servizio pubblico radiotelevisivo.
Nato a Ravenna il 21 settembre 1923, riminese d’adozione, amico di Federico Fellini, a 24 anni, nel 1947, entra nella Rai appena nata, come cronista del Giornale radio diretto da Antonio Piccone Stella e diventa uno dei promotori e protagonisti della scuola del documentario italiano. Zavoli è preciso, attento ai contenuti, osservatore scrupoloso della realtà. Titoli quali «Scartamento ridotto», «Notturno a Cnosso», che vince il Premio Italia nel 1954. Un riconoscimento che si aggiudicherà anche nel 1958 con «Clausura», la celebre inchiesta che l’anno precedente aveva fatto conoscere al mondo la realtà dei conventi femminili, portando i microfoni della Rai a ridosso delle grate inviolate dei monasteri. Nel 1967 passa video e diventa condirettore del telegiornale per i servizi speciali: sono gli anni in cui Zavoli realizza decine di inchieste, inventa e dirige settimanali come «Tv7» e «Az», coordina e presenta una trasmissione che lo renderà caro al grande pubblico, il «Processo alla Tappa» del Giro d’Italia. Dal 1973 coordina e presenta la nuova edizione del tg delle 13 e poi diventa direttore del Gr1.
Vicino al Psi – il suo primo libro sarà intitolato «Socialista di Dio» - nel 1980 diventa presidente Rai, carica che mantiene per sei anni, guidando l’azienda nel difficile periodo segnato dalla fine del monopolio pubblico e dalla nascita dell’emittenza privata. Lasciata la presidenza Rai, torna in video come conduttore e autore di inchieste che affrontano con grande rigore temi cruciali dell’esistenza: «Sono un laico – racconta – che vive con qualche goffaggine alcune umane reticenze, qualche slancio avventuroso, una curiosità inestinguibile, quest’imprendibile avventura dello spirito e che da un certo numero d’anni si trova intrigato in questo problema del capire dove va a parare l’uomo al di là della sua storia». Sono le pagine più significative della storia della tv, titoli come «Viaggio intorno all’uomo», «Nostra padrona televisione», «Credere o non credere», «Viaggio in Italia», ma soprattutto «La notte della Repubblica» (1989) dedicata al caso Moro, con interviste ai protagonisti, compresi alcuni brigatisti che per la prima volta raccontavano quei tragici eventi davanti alle telecamere. Memorabile l’intervista al brigatista Germano Maccari, che parla fra le lacrime del rapimento e della morte dello statista Dc.
Zavoli ha diretto anche la nuova televisione di San Marino, e per un anno il «Mattino di Napoli». Autore di decine di saggi, molti tradotti in varie lingue. Tra questi, «Viaggio intorno all’uomo», «Nascita di una dittatura», «Romanza», «Zeta come Zavoli», «Di questo passo», «Diario di un cronista». Senatore da tre legislature, prima Ds, poi Ulivo, oggi Pd, Zavoli ha ricevuto nel 2007 la laurea honoris causa in giornalismo dall’Università di Roma Tor Vergata. Nella lectio magistralis ha ricordato il precetto che ha guidato la sua lunga carriera: «Primum informare». E riferendosi alla tv oggi di moda, si è domandato: «Come trasmettere anche il senso delle cose comunicate se, per garantirsi il consenso del pubblico, si è fatto largo il costume di privilegiare l’effimero e l’inusuale, il suggestivo e il violento, strumentalizzando e banalizzando persino la sacralità della vita e della morte?».